“Un cambio di traiettoria improvviso“, forse causato dal tentato abbattimento da parte delle difese ucraine. Mentre tutta Europa gridava all’attacco russo in territorio Nato, dopo che un drone del Cremlino si era schiantato contro una palazzina civile nella città di Galati, in Romania, e l’Alleanza Atlantica entrava in allerta dicendosi pronta a “difendere ogni centimetro di suolo” degli Stati membri, a dare una versione meno allarmistica, nella serata di venerdì, è stato il presidente rumeno, Nicuşor Dan, arrivato sul luogo dell’esplosione: “Mentre (droni russi, ndr) attraversavano il territorio ucraino, alcuni di essi sono stati abbattuti e uno, probabilmente colpito sopra la città di Reni (in Ucraina, ndr), ha cambiato traiettoria dirigendosi verso Galati”.

La ricostruzione del capo dello Stato, membro di un partito liberale, europeista e da sempre critico nei confronti della Russia di Putin, segue una logica che, tra l’altro, trova già dei precedenti nel corso di questa guerra. Che si tratti di raid difensivi per intercettare la minaccia dei droni o dell’opera di segnali di disturbo, può succedere che uno o più droni che fanno parte di uno sciame perdano la rotta e finiscano per schiantarsi lontano dagli obiettivi prescelti. E se l’area di azione è, come nel caso di Reni, una città che si trova esattamente sul confine è possibile che lo schianto avvenga anche in un altro Paese, in questo caso la Romania. Alla domanda se la sua traiettoria fosse cambiata in modo casuale o se qualcuno l’avesse modificata, il presidente, accolto dalle contestazioni della popolazione locale, ha risposto: “È stato colpito cineticamente. È stato colpito anche per questo motivo”.