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Il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, è ancora lontano, ma i cittadini hanno diritto tutto l’anno a fare visita ai propri cari senza avere la sensazione di stare sul set di un film horror. Anche all’alba delle partenze estive, quando spesso si fa tappa nel cimitero in cui sono sepolti i familiari per deporre un fiore e dire una preghiera. Loculi ricoperti dalla vegetazione, manufatti recintati e pericolanti, rifiuti abbandonati su distese d’erba incolta, lastre di marmo rotte e lasciate per terra, vie inaccessibili per la presenza di tronchi e rami caduti, servizi igienici fuori uso: a regnare nei tre cimiteri capitolini più grandi - il Verano, il Flaminio - Prima Porta e il Laurentino - è il degrado. Ama, a cui è affidata la cura dei campisanti comunali, assicura di essere «costantemente impegnata in interventi ordinari e straordinari volti ad assicurare piena fruibilità, decoro e sicurezza» e ricorda che, proprio a questo proposito, «è già stata autorizzata l’indizione di una nuova gara», del valore di 2,7 milioni di euro, per trasformare i cimiteri «in veri parchi urbani». L’incuria in cui versano le aree principali dei tre luoghi di sepoltura perlustrati da Il Tempo, però, presta il fianco alle critiche dei visitatori.







