HomeFerraraCronacaLelli Ricci, la perizia: "Voragine senza barriera"Il consulente della procura Strangi ha sottolineato che non c’era un new jersey a protezione della buca. "Ma l’auto andava forte"L’auto, con a bordo il 15enne Marco Lelli Ricci, finita nella voragineRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLa velocità dell’auto guidata dal padre, la carenza di segnaletica e, soprattutto, l’assenza di un new jersey in cemento per bloccare l’accesso alla buca del cantiere, sono gli elementi al centro della ricostruzione effettuata ieri dal consulente della procura Mattia Strangi, in relazione al processo per la morte di Marco Lelli Ricci. Il 15enne di Granarolo nel Bolognese, che nell’aprile 2022, perse la vita in via Nuova, tra Renazzo e Pilastrello a Cento, dopo che l’automobile su cui stava viaggiando insieme ai genitori era finita nella voragine di un cantiere stradale. Il consulente, ingegnere forense e professore Strangi ha sottolineato che l’auto stava procedendo a una velocità di circa 80 chilometri orari e che il limite in via Nuova è di 50 chilometri orari. Non solo. Un cartello che avvisava del cantiere indicava di ridurre la velocità a 20 chilometri orari. Il consulente, però, ha anche rimarcato la carenza di cartelli stradali e, soprattutto, la mancanza dei new jersey davanti alla voragine del cantiere. “Questo avrebbe impedito all’auto – spiega Strangi - di finire nel cratere, ma, alla velocità di circa 80 chilometri orari, non possiamo sapere quali effetti avrebbe prodotto uno scontro con un new jersey in cemento”. Sulla base di questa perizia si baseranno le controdeduzioni delle parti in causa. Nell’ambito del processo, gli avvocati hanno chiesto l’ammissione di 40 testimoni (poi ridotti). Il tragico incidente era avvenuto di sera, mentre il ragazzino e i genitori stavano ritornando a casa dopo una partita di pallacanestro, sport di cui la vittima, cresciuta nel settore giovanile della Virtus Pallacanestro Bologna, per poi passare alla Granarolo Basket Village, era una giovane promessa. Dopo la morte del ragazzino furono rinviati a giudizio in cinque: il padre del 15enne, che quella sera era al volante del veicolo su cui stava viaggiando il giovane, due funzionari della Provincia, ente proprietario della strada e i due responsabili dell’azienda che stava eseguendo i lavori. Ha invece patteggiato la donna che con l’auto aveva abbattuto il cartello del cantiere. Durante una delle ultime udienze del processo, si è parlato di ammettere come testimoni i residenti per sentirli sul posizionamento dei cartelli. Sempre fra i testimoni, potrebbe esserci anche il sindaco Edoardo Accorsi. Il giudice ieri ha fissato la prossima udienza per il 2 ottobre alle 9,30.