Le ciglia cellulari sono state osservate per la prima volta nell'Ottocento, ma per oltre un secolo nessuno è riuscito davvero a comprendere quale funzione avessero quelle sottili protuberanze che sporgono dalla superficie di quasi tutte le cellule del corpo umano, permettendo agli embrioni di svilupparsi correttamente, ai polmoni di liberarsi dal muco, agli spermatozoi di nuotare e agli occhi di vedere. Quando qualcosa va storto nella loro struttura, le conseguenze si propagano attraverso organi e tessuti.

«Solo negli ultimi trent'anni si è cominciato a capire la loro importanza: quando ci sono mutazioni che ne alterano la struttura o la funzione, si sviluppano patologie che colpiscono tutto l’organismo - dall'obesità al diabete, dal rene policistico all'infertilità, fino alle malformazioni durante lo sviluppo embrionale», spiega la biologa strutturale e cellulare Gaia Pigino, Head del Centro di Biologia Cellulare Molecolare di Human Technopole, l'istituto di ricerca sorto nell'area del Milano Innovation District - Mind.

Il percorso che l'ha portata fin qui segue una traiettoria che lei stessa descrive come un movimento continuo dal grande al piccolo: cresciuta nelle campagne senesi con una curiosità per la natura, studiando all'Università di Siena ha realizzato come dentro una cellula esista un mondo altrettanto ricco di quello che si osserva in un prato. «Sono sempre stata curiosa di capire come le cose funzionano, e crescere in campagna significava anche dover capire se un animale fosse di cattivo o buon umore», chiarisce Pigino. «Ho sempre avuto una memoria visiva e una passione per l'arte, e quando ho fatto i primi esperimenti di microscopia elettronica e ho cominciato a guardare dentro le cellule direttamente, è partito un amore che non si è più fermato».