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Giuseppe Sarcina

Tsahkna (Estonia): ora non si tratti con lo zar

Vladimir Putin «vuole metterci alla prova, sta cercando di dividerci». Margus Tsahkna, 49 anni, è il ministro degli Esteri dell’Estonia. Fa parte di un governo centrista alla guida di un Paese con solo 1 milione e 300 mila abitanti, ma di grande importanza strategica, visto che condivide con la Russia un confine lungo 294 chilometri.

Qual è il suo giudizio sul drone russo che ha colpito la Romania? «Sfortunatamente non è la prima volta che accade e, sfortunatamente, tutto lascia pensare che non sarà neanche l’ultima. Ma questa è la realtà della Russia oggi. Sembra che Putin sia davvero disperato e nervoso. Vediamo quanto stia spingendo i droni anche nei Paesi baltici, nel territorio della Nato». Per quale motivo? «Vuole esercitare più pressione sulla Nato, vuole alimentare la paura di un’escalation. Vuole mettere noi europei alla prova. Sta cercando di capire se può dividerci».Come devono rispondere la Nato e l’Unione europea? «Naturalmente c’è la condanna al cento per cento di questa azione. Dopodiché, dobbiamo essere uniti e fare in modo che nessuno faccia pressione sull’Ucraina affinché interrompa i raid nel territorio russo. Kiev ha tutto il diritto di farlo. Invece, va aumentata la pressione su Vladimir Putin, proprio perché sappiamo che non è in una posizione favorevole, anche se continua a perseguire gli stessi obiettivi. In questo senso, l’Unione europea si sta muovendo bene. Il prossimo pacchetto di sanzioni contro la Russia è quasi pronto, così come altri interventi a sostegno dell’Ucraina». Le possibilità di un negoziato con Mosca si allontanano? «Nell’ultima riunione informale tra ministri degli Esteri (il 27 e il 28 maggio scorsi a Limassol, Cipro, ndr) ho riscontrato l’unanimità su un punto cruciale. Nessuno si è pronunciato a favore dell’apertura di un negoziato con Putin in questo momento. Al contrario, tutti capiscono in modo molto, molto chiaro quanto sia importante ora esercitare più pressione su Putin. Può darsi che in futuro, la Russia cambi direzione e a quel punto potrebbe essere pronta per la trattativa. Ma non adesso e certamente questo attacco del drone contro la Romania non aiuta Putin. È la prova di quanto il presidente russo non stia considerando un raffreddamento delle tensioni, visto che è attratto dall’Unione europea e dalla Nato». A Cipro, voi ministri degli Esteri avete discusso anche sull’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Non sembra siate d’accordo sui tempi... «Prima c’era il premier ungherese Viktor Orbán che bloccava ogni cosa. Adesso sarà interessante vedere che cosa faranno quei Paesi che si erano nascosti nell’ombra di Orbán. Dovranno venire allo scoperto. Dobbiamo puntare all’apertura dei negoziati formali con l’Ucraina. Possiamo cominciare subito con il primo blocco tematico (quello sui diritti fondamentali, ndr) e poi iniziare a discutere anche degli altri cinque temi entro il Consiglio dei ministri in programma il 16 giugno». È un obiettivo realistico? I Paesi sono divisi... «Tutti siamo d’accordo che l’Ucraina debba entrare nell’Unione europea. Certo, il problema è sui tempi. Ci sono molti Paesi che guardano con scetticismo a un’accelerazione. Ma non possiamo aspettare più di due anni. Anche l’Europa ha bisogno dell’Ucraina. È una questione di sicurezza complessiva per la regione». Chi frena? Italia, Spagna? «Non voglio entrare nel merito della posizione di altri governi. È vero che ci sono diverse questioni da risolvere. Per esempio, la precedenza all’Ucraina collocherebbe in secondo piano le attese di altri Paesi candidati, in particolare Albania, Montenegro, Macedonia del Nord. Oppure vanno superate le ansie di alcune categorie produttive, come gli agricoltori che temono la concorrenza ucraina. Tuttavia, quella che abbiamo di fronte è prima di tutto una scelta politica. E va fatta in fretta». La sua posizione è maggioritaria all’interno della Ue? «Sì, ma per procedere con l’allargamento serve il via libera di tutti».