«Esempi su come impatterà la space economy? Con il 6G avremo cellulari satellitari globali, una rete di telefonia spaziale che cambierà la guida autonoma, la copertura delle aree marginali, previsioni meteo iperlocali e il rischio climatico sarà evidenziato in tempo reale, in campo energetico è già in corso il monitoraggio satellitare delle reti elettriche e dei gasdotti, l’individuazione di perdite di metano dallo spazio, l’ottimizzazione dei siti per fotovoltaico ed eolico tramite immagini multispettrali, la gestione predittiva della domanda. In un’Europa che decarbonizza, il dato satellitare diventa parte dell’infrastruttura energetica».

Giorgio Mariani è a capo della sezione Space Economy di Deloitte Italia (ramo di Deloitte, sede a Londra, multinazionale di consulenza e certificazione), che si propone di accompagnare le aziende nell’adozione e utilizzo di asset spaziali.

Domanda. Come sta evolvendo la space economy?

Risposta. Il mercato globale avrà un valore di 1.800 miliardi entro il 2035, di fatto una triplicazione in dieci anni. Il baricentro del valore si sta spostando dall’upstream (razzi, satelliti, lanciatori) al downstream: i dati che dallo spazio scendono a terra e che, incrociati con l’intelligenza artificiale, diventano la vera materia prima del business. In Italia il fatturato della space economy ha raggiunto i 4,5 miliardi di euro nel 2024, in crescita del 12,3%, con oltre 400 aziende e più di 15mila addetti. Il Paese è oggi sesto al mondo per rapporto tra investimenti spaziali e Pil, un dato quasi raddoppiato negli ultimi anni, e il terzo in Europa per contributo (15%) all’Agenzia Spaziale Europea.