La tecnologia digitale terrestre è un vero presidio di democrazia e inclusione sociale, contro nuove forme di colonialismo, nell’epoca degli algoritmi, della profilazione e dell’isolamento dei cittadini in tante microbolle. E difendere la tv lineare in chiaro e gratuita non è un esercizio nostalgico, ma la difesa della pluralità, con contenuti prodotti da professionisti e da editori trasparenti e non opachi. I broadcaster, insomma, offrono equilibrio, riconciliazione e ricomposizione della società rispetto alla frammentazione imperante dettata dal digitale. A ribadire questi concetti i tanti relatori intervenuti al convegno «I media per la coesione e l’inclusione sociale», organizzato di recente alla camera dei deputati dalla associazione Copernicani, e alla quale ItaliaOggi ha partecipato.

Antonio Marano, presidente di Confindustria radio tv.

Gli over the top parlano sempre di clienti e consumatori. Mai di cittadini e telespettatori. C’è un colonialismo vero, tecnologico che qualcuno vuole fare passare come bene comune. Ma gli ott ora prelevano dal sistema Italia oltre sette miliardi di euro all’anno, che saliranno a otto miliardi nei prossimi tre anni. Gli over the top non pagano la benzina, ovvero i contenuti, e neanche l’autostrada, cioè le infrastrutture. Basano il loro mercato sulla profilazione, utilizzando i nostri dati che, ancora, sono un asset che non pagano.