C’è un momento, negli 802 anni di storia della Federico II, in cui i luoghi smettono di raccontare soltanto il passato e iniziano a mostrare il futuro. A Portici, nel Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli, quel momento è arrivato con il progetto “AgriForward”, un sistema di laboratori che ridisegna il profilo scientifico dell’istituzione laica più antica del mondo. La presentazione delle nuove infrastrutture, realizzate grazie ai fondi del Pnrr, ai finanziamenti dell’ateneo e al programma dei Dipartimenti di Eccellenza, è sembrata la fotografia di una trasformazione maturata negli ultimi anni, mentre il Dipartimento consolidava il proprio ruolo nei progetti nazionali dedicati all’agricoltura avanzata, alla sostenibilità ambientale e alle tecnologie applicate alla produzione alimentare e al Centro nazionale Agritech. Attorno al rettore Matteo Lorito, al direttore del Dipartimento Danilo Ercolini e all’assessora regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca si è raccolta una comunità composta da ricercatori, studenti, tecnici e amministrativi. Una presenza ampia per un luogo che negli anni è diventato molto più di una sede universitaria.

LA TUTELALorito lo ha ricordato subito, parlando di «un dipartimento capace di tenere insieme funzioni diverse». La ricerca, la didattica, il rapporto con il territorio, la tutela di un complesso storico che coincide con una parte della stessa identità urbana di Portici. «Girando per questo dipartimento si incontrano turisti, ricercatori, studenti, aziende, cittadini», ha osservato il rettore, descrivendo un ecosistema che vive ogni giorno ben oltre i confini accademici. La Federico II, ha ricordato, «ha ottenuto circa 100 milioni di euro grazie ai 12 Dipartimenti di Eccellenza riconosciuti dal Ministero. Agraria è tra questi».Federico II Job Fair, 10mila colloqui per il Career Day dell’AteneoE oggi quella massa di investimenti prende forma in una serie di infrastrutture scientifiche che cambiano concretamente il lavoro dei ricercatori. «Quello che fa la differenza tra l’attrattività delle università italiane e quelle dei Paesi più evoluti è la disponibilità di infrastrutture», ha detto Lorito. «Il ricercatore resta se ha infrastrutture a disposizione». È il punto attorno a cui ruota tutta l’operazione avviata a Portici: creare spazi, tecnologie e piattaforme capaci di trattenere competenze e produrre nuova ricerca.I CENTRI Tra le strutture presentate c’è Germina, il nuovo centro di supercalcolo progettato per sostenere attività avanzate nei settori dell’agricoltura, dell’ambiente e delle scienze alimentari. Un’infrastruttura pensata per elaborare grandi quantità di dati, gestire simulazioni complesse e applicazioni di intelligenza artificiale. Un supporto destinato a studi genetici, analisi ecosistemiche e modelli previsionali sempre più centrali nella ricerca agraria contemporanea. Il nome richiama il processo della germinazione. L’idea è trasformare dati e conoscenze in applicazioni concrete per l’agricoltura del futuro.Accanto al supercalcolo è stato potenziato il Lam, il Laboratorio Analisi Multielemento, specializzato in analisi isotopiche, multielementari e nello studio di elementi potenzialmente tossici presenti in matrici ambientali e alimentari. Il laboratorio rafforza il ruolo della Federico II nell’infrastruttura nazionale MetroFood-It e concentra parte delle proprie attività sulla tracciabilità geografica dei prodotti dop e igp.Una delle piattaforme più articolate è invece Gaia, sistema diffuso all’interno del Parco Gussone e progettato per studiare gli effetti dei cambiamenti ambientali sulle piante e sulle loro interazioni con microrganismi e insetti. Il complesso comprende sei serre, camere climatiche ed ecotroni capaci di riprodurre ecosistemi controllati.Le serre occupano oltre 1.500 metri quadrati e sono dotate di impianti di fertirrigazione, osmosi inversa, raffrescamento e controllo climatico. Una di esse, la serra Tecna, ospita anche una piattaforma avanzata di fenotipizzazione digitale.Ercolini ha scelto di partire proprio da qui per raccontare il senso dell’intervento. «Le serre erano degli anni ’70», ha spiegato. «Le abbiamo sempre fatte funzionare, ma a che costo? Turni, sacrifici, strutture ormai obsolete”. Alcune erano addirittura chiuse perché considerate pericolanti. “Un Dipartimento di Agraria senza impianti del genere non può svolgere le proprie attività».La stessa logica ha guidato la nascita di Invisible, nuovo Centro di Microscopia Avanzata destinato alle scienze della vita, dei materiali e dell’ambiente. La struttura integra sistemi di imaging ottico, chimico e tridimensionale che permettono di osservare campioni fino al livello nanometrico. Il centro consentirà analisi ultrastrutturali, studi molecolari e osservazioni ad altissima risoluzione. «Oggi abbiamo un livello di potenza e di analisi che ci rende sostanzialmente unici», ha sottolineato Ercolini, riferendosi soprattutto agli studi sulle relazioni tra piante, suolo e microrganismi.Tra i progetti più significativi c’è anche Nexus, piattaforma dedicata alla ricerca agro-robotica e alla coltivazione verticale. Un sistema nato per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla necessità di rendere più resilienti le produzioni alimentari. Nexus integra coltivazioni aeroponiche e idroponiche, sensori, automazione e robotica collaborativa. L’ambiente viene gestito attraverso algoritmi predittivi che regolano nutrienti, illuminazione e temperatura. La struttura è stata realizzata dopo la demolizione di una vecchia stalla dismessa del Parco Gussone. «Abbiamo creato una nuova infrastruttura e tolto uno scempio» ha detto Ercolini, indicando quello che considera uno degli interventi più importanti dell’intero progetto. Il sistema è stato pensato anche con l’obiettivo di raggiungere, nel tempo, l’autosufficienza energetica grazie ai pannelli fotovoltaici installati sulla struttura.L’atmosfera dell’incontro ha oscillato continuamente tra il rigore tecnico e il coinvolgimento personale. Più volte Ercolini ha richiamato il lavoro del personale amministrativo e tecnico che ha accompagnato la stagione del Pnrr. «Agraria non aveva mai fatto una gara sopra soglia prima del Pnrr - ha ricordato - Abbiamo dovuto imparare tutto, attrezzarci, studiare». Poi, quasi interrompendosi per la commozione, ha ammesso la fatica accumulata negli ultimi anni. «Siamo stati con le maniche rimboccate dalla mattina alla sera. È stato uno stress senza precedenti». Una tensione che si è sciolta soltanto nel momento dell’inaugurazione, davanti a strutture finalmente operative.Anche Lorito ha legato la giornata a una vicenda personale e istituzionale più lunga. Ha ricordato gli anni in cui una parte della politica ipotizzava il trasferimento di Agraria da Portici e la trasformazione della Reggia in altro. «Abbiamo tenuto duro», ha detto. «Quello di oggi è anche il lieto fine di un percorso di difesa di questa risorsa». Per il rettore, il complesso di Portici rappresenta molto più di una sede universitaria. «È un presidio scientifico e culturale per il Mezzogiorno, oltre che uno dei pochi casi in cui un dipartimento universitario vive dentro un patrimonio storico di questa dimensione».Da qui nasce anche l’idea rilanciata durante l’incontro: replicare sulla Reggia di Portici il modello sperimentato a Capodimonte, dove i tetti storici sono stati sostituiti con sistemi fotovoltaici integrati e invisibili dall’esterno. Lorito ha parlato apertamente della necessità di intervenire sulle coperture della struttura, spiegando che il progetto potrebbe trasformare il complesso in un modello nazionale di efficientamento energetico applicato ai beni storici.L’assessora Serluca ha insistito soprattutto sul rapporto tra infrastrutture e formazione. «Voi formate quelli che saranno i nuovi professionisti dell’agricoltura», ha detto rivolgendosi ai docenti. Poi ha aggiunto: «Fare in modo che gli studenti possano stare sul campo, sperimentare, mettere le mani nella terra, è la cosa più importante». Per l’assessora, la nuova stagione di Agraria rappresenta anche «un motivo di orgoglio» per la Regione Campania, chiamata a sostenere un settore che passa sempre più attraverso ricerca, innovazione e competenze scientifiche.Dentro il Parco della Reggia di Portici, tra serre, laboratori, camere climatiche e piattaforme robotiche, la sensazione è che Agraria stia tentando di ridefinire il proprio ruolo nazionale. Non soltanto come facoltà storica, ma come luogo in cui ricerca biologica, intelligenza artificiale, robotica e sostenibilità iniziano a convivere dentro uno stesso paesaggio scientifico.