Non ci sarebbe stato neanche un documento vero tra quelli mostrati all'acquirente dall'intermediario di Busto Arsizio. L'inchiesta della Guardia di Finanza sulla truffa da 1,3 milioni ad Azzate: come ha fatto l'acquirente a cascarci

La villa di pregio all’acquirente svedese che vive negli Stati Uniti sembrava un affare da non perdere. E in effetti a quel prezzo e a quelle condizioni non c’era tempo da perdere prima che qualcun altro ci si tuffasse: peccato però che la villa era già stata ricomprata dal primo proprietario, che si era aggiudicato l’asta. La dimora storica affacciata su Azzate, in provincia di Varese, è finita così al centro di una presunta truffa immobiliare internazionale da oltre 1,3 milioni di euro. A ricostruire l’intera vicenda è stata la Guardia di Finanza di Varese, come riporta la Prealpina, che nei giorni scorsi ha eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Milano nei confronti di un professionista residente nella zona di Busto Arsizio, indagato per truffa aggravata, falso e autoriciclaggio.

Come funzionava lo schema della truffa: la villa, l’asta e i documenti falsi

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano e condotta dal Gruppo Varese delle Fiamme Gialle, era partita nel 2024, quando la vittima aveva incaricato un avvocato di fiducia di verificare lo stato dell’acquisto in corso. Era emerso che l’immobile, finito tra i beni oggetto di un’asta giudiziaria, era uscito dalla procedura esecutiva dopo che il credito era stato soddisfatto, tornando così nella piena disponibilità del proprietario originario. Nonostante questo, secondo gli investigatori, l’indagato, assistito dagli avvocati Riccardo Stucchi e Enrico Candiani, aveva già perfezionato la vendita con l’acquirente svedese, con cui intratteneva precedenti rapporti d’affari.