La nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha rivendicato nel discorso dell’hajj la piena continuità con il regime teocratico del 1979 e la fine di Israele entro il 2040, mentre l’incertezza domina i negoziati con Washington. Un testo che i leader politici occidentali farebbero bene a leggere con attenzione

Oggi l’incertezza domina ancora sui negoziati in corso tra Iran e Usa. Se ieri Axios ha preannunciato la redazione finale di un memorandum of understanding (Mou) a cui mancherebbe soltanto la firma del Presidente Trump, le agenzie iraniane Fars e Tasnim, da sempre vicine ai Guardiani della Rivoluzione, si sono affrettate a smentire la notizia.

Un altro fattore di incertezza riguarda l’effettivo peso che la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è in grado di esercitare nel paese e in particolare nei negoziati con gli Stati Uniti. Alcune fonti ipotizzano che egli possa essere l’ostacolo principale al percorso negoziale; altre che abbia autorizzato i negoziati, ma che non abbia ancora supervisionato il testo della bozza di accordo; altre ancora che venga bypassato dai negoziatori. Mentre queste voci si rincorrono, è interessante osservare come nel suo discorso di ieri l’Ayatollah Khamenei abbia accusato Usa e Israele di fomentare la discordia al fine di dividere e destabilizzare l’Iran. Le sue parole confermano implicitamente le significative divisioni interne al regime.