Tour operator e agenzie viaggi: «Si prenota sempre più sotto data, i clienti scelgono mete percepite come sicure e affidabili». WeRoad: «I viaggiatori sono diventati più flessibili»

Prima i timori sulle scorte di carburante per gli aerei, poi quelli di un’impennata dell’inflazione per via della guerra in Medio Oriente. Per alcuni, addirittura la paura – poi rapidamente ridimensionata – di una nuova pandemia, questa volta di hantavirus o ebola. L’estate 2026 degli italiani parte da qui: da un clima di incertezza che ha finito per pesare anche sulle scelte di viaggio. Il risultato, secondo tour operator, agenzie di viaggio e operatori del settore, è un rallentamento del turismo organizzato. La voglia di viaggiare c’è ancora, sia chiaro. La differenza, semmai, è che ancora più che in passato gli italiani tendono a prenotare sotto data. In più, complice l’incertezza creata dalla guerra in Medio Oriente, aumenta la percentuale di chi sceglie di trascorrere le vacanze in Italia.

A segnalare un calo delle prenotazioni per la prossima estate sono innanzitutto le agenzie viaggi, vero termometro del turismo organizzato. «La crisi nel Golfo ha bruciato l’advanced booking, ossia la prenotazione anticipata. È saltato un equilibrio», spiega a Open Domenico Pellegrino, presidente dell’Aidit (Associazione Italiana distribuzione turistica). Il vero problema, secondo Pellegrino, non deriva dagli eventi in sé quanto dall’allarmismo che hanno generato: «Il mondo del turismo organizzato è finito in un tritacarne di comunicazione negativa. Una delle domande che ci venivano poste più spesso dai clienti era: “Ci sarà carburante per partire e tornare indietro?”. La domanda non è calata, ma non riesce a concretizzarsi con facilità. Paradossalmente, facciamo più preventivi dello scorso anno ma ne finalizziamo molti meno».