(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Fattori di instabilità geopolitica - come la guerra in Medio Oriente - la sicurezza e la resilienza delle supply chain, l’impiego sempre più capillare dell’AI, ma anche «la scelta delle fonti di finanziamento e dei partner finanziari, nonché la governance della comunicazione istituzionale in contesti ad alta sensibilità politica e reputazionale». Queste sono alcune delle sfide che CEO e Consigli di amministrazione sono chiamati ad affrontare oggi, «in uno scenario segnato da rischi politici, frammentazione dei mercati, tensioni commerciali e ridefinizione degli equilibri internazionali». A spiegarlo in un’intervista è Alberta Di Giuli, Professoressa di Finanza e Dean di ESCP Business School a Torino, che sottolinea come le tensioni geopolitiche stiano riportando Board e top management al centro delle decisioni strategiche.
L’incertezza politica al centro
Negli ultimi anni le tematiche ESG hanno occupato una posizione centrale nelle discussioni dei Board e del management, soprattutto alla luce della crescente consapevolezza delle criticità climatiche e, al tempo stesso, dell’importanza della diversità di genere e dell’inclusione nei processi decisionali aziendali. Tuttavia, tra il 2025 e il 2026, complici i dazi e i conflitti in corso, è diventata predominante l’incertezza politica ed economica. Infatti, in un contesto più instabile e polarizzato come quello attuale, «le imprese sono chiamate a confrontarsi con nuove vulnerabilità, dai cambiamenti normativi alle tensioni geopolitiche», spiega Di Giuli. Per questo, i temi climatici e della diversità - che fino a poco tempo fa sembravano destinati a restare al centro del dibattito - hanno progressivamente perso centralità, soprattutto negli Stati Uniti.







