«L’idea che attraverso l’investimento nei settori della difesa e delle armi si possa sostituire la crisi degli altri settori “è una coglionata”, così siamo chiari». Così il segretario della Cgil, Maurizio Landini, questa mattina al cortile del Maglio per l’iniziativa “Democrazia del lavoro, dai Consigli di fabbrica alle Rsu”, promossa dalla Cgil nazionale e dalla Fondazione Di Vittorio nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Bruno Trentin e per i 120 anni del sindacato. Un passaggio che arriva in una città dove il tema della possibile conversione industriale dall’automotive al militare è particolarmente sentito, anche alla luce della crisi che coinvolge il comparto auto e l’indotto legato a Stellantis. Landini ha però distinto il tema degli investimenti militari da quello delle competenze industriali presenti sul territorio: «Qui c’è un settore di competenze, di persone, di capacità nel settore dell’aeronautica e non solo che deve essere utilizzato». Il leader della Cgil ha però ribadito la contrarietà del sindacato all’aumento delle spese per i settori legati alla Difesa: «Noi non siamo perché si aumenti la spesa militare in senso temerario come sta avvenendo». Al centro del ragionamento anche il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie e sul cosiddetto “dual use”, il mutuare tecnologie pensate per il civile alla Difesa: «La tecnologia non è neutra, dipende come la usi e come la utilizzi. I droni possono servire a fare la guerra o possono servire anche a risolvere i problemi delle persone in altre direzioni e in altri luoghi». Per Landini, dunque, «il tema è che tipo di Paese vogliamo fare, che tipo di investimenti e di sviluppo vogliamo realizzare». Nel suo intervento il segretario della Cgil è tornato poi sulla situazione dell’automotive italiano e sul futuro produttivo del Paese: «Se tu lasci andare, come sta succedendo con Stellantis, che mette in discussione la sua presenza nel nostro Paese, stai rischiando di buttare via una competenza che questo Paese ha sempre avuto, non solo nel fare auto ma nel fare tutta la filiera». Quindi l’affondo sulla gestione del gruppo automobilistico: «L’unica cosa che non è mai cambiata sono i dividendi agli azionisti, quelli li hanno garantiti sempre. Il resto, come vedete, siamo di fronte a vendite, a chiusure e oggi a rischi molto concreti». Da qui la richiesta di una politica industriale strutturata e di un maggiore intervento pubblico: «Noi vogliamo difendere questa capacità che hanno i lavoratori, gli impiegati, i tecnici e per farlo c’è bisogno di investimenti, di politica industriale e anche di un intervento pubblico».