“Non è forse giunto il momento di fare una legge seria, stringente e nazionale che controlli capillarmente l’agibilità, la manutenzione e la regolarità di tutte le strutture con piscine, parchi acquatici, terme o simili?”. Nicoletta Sprecace lo ha scritto in una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La donna è la madre del piccolo Matteo Brandimarti, il bambino 12enne di San Benedetto del Tronto morto a Rimini nella piscina di una struttura ricreativa, risucchiato dal bocchettone dell’idromassaggio.
“Le scrivo questa lettera aperta non come esponente politico, né come persona esperta di palazzi o di leggi. Sono una semplice cittadina, ma le scrivo soprattutto come madre. Mi chiamo Nicoletta Sprecace’ e oggi ho deciso di metterci la faccia, di far sentire la mia voce a nome di tutti quei genitori che, come me, stanno vivendo l’inferno più grande che possa esistere: la perdita di un figlio”. Sprecace chiede un’attenzione specifica alla messa in sicurezza di posti in apparenza sereni ma con dettagli potenzialmente pericolosi.
Erano le 10.30 di domenica 5 aprile, il ragazzino si trovava nella zona benessere di una struttura a Pennabili e stava facendo il bagno insieme ai genitori e agli zii in una vasca profonda circa un metro. All’improvviso, la gamba del giovane è stata aspirata con violenza da uno dei bocchettoni collegati alla pompa di ricircolo dell’acqua. Finito sott’acqua per diversi minuti, il corpo del ragazzo è stato riportato in superficie solo dopo lo spegnimento del sistema. Ma una volta risalito, il dodicenne era già privo di sensi e in arresto cardiaco.






