Il cibo plant-based per cani e gatti (ossia quello non basato su proteine animali, ma vegetali) non è più una nicchia per pochi proprietari vegani o vegetariani. Secondo un nuovo rapporto internazionale di Future Market Insights, il settore è destinato quasi a raddoppiare nei prossimi dieci anni. A trainare la crescita sono sostenibilità, allergie alimentari e nuove abitudini di consumo. Ma sullo sfondo resta aperto il dibattito scientifico sulla reale compatibilità nutrizionale di queste diete, soprattutto per i gatti.
Una ciotola sempre più vegetale
Il mercato globale del pet food plant-based entrerà in una nuova fase di espansione nei prossimi anni. È quanto emerge dal nuovo rapporto pubblicato da Future Market Insights, secondo cui il comparto passerà da 31,3 miliardi di dollari nel 2026 a 67 miliardi nel 2036 (rispettivamente da 26,88 miliardi di euro a 57,74 miliardi ndr), con una crescita media annua del 7,9%.
Un dato che racconta molto più di una semplice tendenza commerciale. Perché dietro il boom degli alimenti vegetali per animali domestici si intrecciano temi ambientali, cambiamenti culturali, nuove sensibilità etiche e persino questioni veterinarie.
Secondo gli analisti di FMI, il segmento dominante continuerà a essere quello delle crocchette secche, che nel 2026 rappresenterà il 38% del mercato. I cani, invece, resteranno gli animali più coinvolti nella transizione alimentare, con una quota prevista del 51% del comparto plant-based.







