In Italia sono diversi i centri islamici che vengono presentati come centri culturali ma che poi, nei fatti, vengono utilizzati come moschea

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Quando il centro islamico Al Huda di Montecchio, in provincia di Reggio Emilia ha aperto le sue porte al pubblico nel 2023 erano presenti il sindaco Fausto Torelli e il prefetto Maria Rita Cocciufa. “Sarebbe bello che questo modello possa anche esser esportato in altri luoghi non solo della provincia ma di tutto il Paese. Lo Stato c’è e segue con attenzione”, aveva dichiarato prima del taglio del nastro il prefetto, al quale aveva fatto eco il sindaco: “Cultura, conoscenza, curiosità sono alla base d’un progetto di pace vera e duratura, per il domani dei nostri figli”. Aveva espresso apprezzamento anche don Angelo: “La conoscenza e cultura, per favorire cambiamenti duraturi nella Storia; il dialogo, per camminare insieme; il valore della Fede: in un mondo sempre più secolarizzato la presenza di persone che la vivono come ispirazione nella propria vita rappresenta una ricchezza”. Una prima autorizzazione, nel 2023, era stata sospesa perché mancavano alcune certificazioni tra cui, l’agibilità e la conformità delle opere alle norme di sicurezza.Ma oggi quel centro culturale, che occupa i locali della ex Latteria Madonna dell’Olmo è tornato sotto i riflettori in conseguenza di una interrogazione presentata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Aragona, il quale ha chiesto “chiarezza sui titoli autorizzativi” e sui controlli effettuati nella struttura anche perché, in base a quello che ha dichiarato, la struttura non sarebbe accatastata come luogo di culto. Ufficialmente, infatti, è nato come centro islamico di cultura ma nei fatti pare che venga utilizzata anche come moschea. A fronte di questo il consigliere chiede che vengano fornite informazioni su quale sia in merito la posizione della Regione e se siano mai stati erogati finanziamenti pubblici o patrocini per progetti culturali, sociali, educativi o religiosi.