il diritto primario e il diritto derivato relativi ai servizi nel mercato interno;
la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
l’articolo 2 Tue;
il regolamento generale sulla protezione dei dati.
Per la Corte di Lussemburgo, le modifiche apportate alle leggi nazionali costituiscono un'ingerenza particolarmente grave in vari diritti fondamentali tutelati dalla Carta: il divieto di discriminazione fondata sul sesso e sull'orientamento sessuale; il rispetto della vita privata e familiare, nonché la libertà di espressione e di informazione. In particolare, Le legge varata dal Parlamento Ungherese stigmatizza ed emargina le persone non cisgender, comprese le persone transgender, o non eterosessuali, come dannose per lo sviluppo fisico, mentale e morale dei minori per il solo motivo della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale. Il titolo della norma di modifica le associa alla delinquenza pedofila, collegamento utile a rafforzare la stigmatizzazione e a suscitare comportamenti di odio nei loro confronti. Ingerenze che ledono dunque i diritti fondamentali e non possono essere giustificate dagli obiettivi indicati dall'Ungheria: la promozione dell'interesse superiore del minore o il diritto dei genitori di garantire l'educazione e l'istruzione dei propri figli in conformità con le proprie convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche. La Corte Ue ha sottolineato anche la violazione del diritto al rispetto della dignità umana. Alcune modifiche contestata dalla Commissione trattano un gruppo di persone, che è parte integrante di una società caratterizzata dal pluralismo, come una minaccia per la società meritevole di un trattamento giuridico particolare, solo in virtù della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale, rafforzando la loro “invisibilità” sociale. Per la prima volta, viene poi contestata una violazione distinta dell'articolo 2 Tue che enuncia i valori su cui si fonda la Ue, comuni a tutti gli Stati membri. Infatti, gli aspetti della legge di modifica che prendono di mira i contenuti che rappresentano o promuovono la divergenza rispetto all'identità personale corrispondente al sesso alla nascita, il cambiamento di sesso o l'omosessualità costituiscono un insieme coordinato di misure discriminatorie che ledono, in modo manifesto e particolarmente grave, i diritti delle persone non cisgender, ivi comprese le persone transgender, o non eterosessuali, nonché i valori del rispetto della dignità umana, dell'uguaglianza e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze.Le reazioniBruxelles affida alla dichiarazione di un portavoce dell'esecutivo comunitario la propria soddisfazione per il verdetto della Corte di giustizia dell'Ue in merito alla cosiddetta legge ungherese sulla protezione dei minori.“Accogliamo con favore la storica sentenza della Corte di oggi. La Corte ha stabilito che, adottando la legge contestata, la cosiddetta legge sulla protezione dei minori, l'Ungheria ha violato diverse norme del mercato interno e diversi diritti fondamentali” e “ha confermato che l'Ungheria ha agito in violazione dei valori fondanti dell'Unione europea, sanciti dall'articolo 2 del Trattato sull'Ue. È quindi la prima volta che la Corte riscontra una tale violazione di una disposizione fondamentale del trattato relativa ai valori dell'Ue. Così facendo, la Corte ha accolto le argomentazioni della Commissione”.Plaude alla sentenza della Corte anche Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale Pd ed europarlamentare. “Oggi la Corte di Giustizia dell'Unione europea smonta la propaganda di Orbàn e afferma un principio chiarissimo: nessuno Stato membro può usare la legge per discriminare o rendere invisibili le persone sulla base del loro orientamento sessuale o la loro identità di genere. E' una vittoria dei diritti e dei valori fondamentali dell'Ue”.La relatrice al Parlamento europeo per la situazione sullo Stato di Diritto in Ungheria, l'eurodeputata dei Verdi Tineke Strik, invita la Commissione a percorrere ancora la strada di Lussemburgo per difendere il diritto dell'Unione












