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Nel giro di tre anni l'intelligenza artificiale generativa ha smesso di essere argomento da convegno e si è trasformata in un'abitudine di consumo. ChatGPT ha superato gli 800 milioni di utenti attivi settimanali, Gemini viaggia oltre i 750 milioni mensili, le AI Overview di Google compaiono su una quota crescente di pagine di risultati e Perplexity ha mostrato che un motore di risposta può funzionare anche senza la lista classica di link blu. Lato impresa, l'AI è ormai parte integrante di customer service, produzione contenuti, analisi dati e supporto alle vendite.
La conseguenza, per chi vende beni o servizi, è strutturale. Una quota significativa di ricerche informative non genera più un click verso il sito che le risolverebbe meglio: viene risolta dentro l'interfaccia stessa dell'AI, che sintetizza più fonti in una risposta unica e cita solo quelle che ha selezionato. L'utente legge il box, valuta i nomi citati e, semmai, approfondisce. Chi non è in quel box non esiste, almeno in quel touchpoint.
Il punto rilevante non è più "se" l'AI sostituirà la ricerca classica. Non lo farà a breve, e in molti settori non lo farà del tutto. La domanda è un'altra: come fa un'azienda a essere trovata da una platea di utenti che oggi oscilla quotidianamente tra Google, ChatGPT, Perplexity e i social? La risposta definisce le quote di mercato dei prossimi anni.







