Fondale basso che digrada dolcemente, sabbia pulita, distanza adeguata tra gli ombrelloni e la presenza costante dei bagnini per il salvataggio. Sono questi i requisiti strutturali che definiscono una spiaggia sicura e adatta alle famiglie. Per il 2026, l’elenco delle Bandiere Verdi ha certificato 164 località marittime, di cui 153 situate in Italia e 11 all’estero. Il riconoscimento è stato assegnato sulla base delle indicazioni fornite a titolo volontario e gratuito da 3.238 pediatri, sotto il coordinamento del fondatore della ricerca Italo Farnetani.

I requisiti pediatrici e l’allarme sulla sicurezza in acqua

L’assegnazione dei vessilli, un progetto nato nel 2008, non valuta esclusivamente i parametri ambientali (basati sui dati delle Arpa regionali e sulle ordinanze sindacali), ma si concentra sulle esigenze di sviluppo psicoaffettivo e corporeo dei minori. I medici privilegiano spiagge animate, dotate di servizi ludici e ristorazione, dove i bambini possano interagire con i coetanei e ricevere stimoli sensoriali. Farnetani suggerisce inoltre alle amministrazioni locali di pedonalizzare i lungomare per favorire la fruibilità serale degli spazi.

La sicurezza in mare, tuttavia, dipende in gran parte dalle competenze natatorie. Il professor Farnetani evidenzia un problema statistico rilevante: “In Italia solo il 30% dei bambini e adolescenti sa farlo davvero, ovvero sa andare sott’acqua con gli occhi aperti, senza problemi rispetto agli schizzi”. I dati mostrano che un ulteriore 30% sa galleggiare a malapena, il 10% è in grado di restare a galla solo in piscina, mentre il restante 30% non sa nuotare affatto. Il pediatra ricorda che “si può affogare anche in 20 centimetri d’acqua”, raccomandando l’uso dei braccioli fino ai quattro anni di età e, successivamente, l’iscrizione a corsi di nuoto tenuti in mare da personale qualificato.