Egregio direttore, prendo spunto da un appello circolante sui social ed indirizzato alla "Società Civile" sulla difficile situazione del popolo cubano ed al paventato rischio di aggressione da parte degli Usa. L'appello porta la firma del "giornalista e comunicatore sociale" , Henry Omar Pérez, che elogia giustamente il popolo cubano, che ora rischia di finire in mezzo ad una guerra di invasione e ne addossa le colpe all'ingombrante vicino a stelle e strisce, ma non spende una parola sugli 80 di regime castrista, mantenuto e teleguidato da Mosca, che hanno messo in ginocchio il paese, soggiogato da un regime ferreo. Ora che la Russia ha smesso di staccare assegni a Cuba ed è venuto meno anche il petrolio del Venezuela, la crisi economica per il popolo cubano si sta facendo insostenibile, ma ciononostante il paese resta saldamente in mano ai militari fedeli alla dinastia dei Castro. Io l'appello non lo avrei lanciato alla Società Civile, che può fare ben poco, ma lo avrei indirizzato al popolo cubano che dopo 80 anni di giogo castro-comunista avrebbe tutto il diritto di tornare almeno al benessere degli anni'50. Lei che ne pensa? Franco Gallo Padova
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, è un po' difficile pensare che un popolo come quello cubano possa anche solo cercare di rovesciare la dittatura comunista che da 80 anni governa con il pugno di ferro il Paese controllando tutti i gangli della società civile, politica e militare. Nonostante le enormi difficoltà economiche, la presa che sullo stato caraibico continua ad avere la dinastia Castro è molto forte e questo ha di fatto reso finora impossibile transizione democratica del Paese. Ma è questa la ragione che ha spinto a Trump a mettere nel mirino Cuba fino ad arrivare a minacciare un'invasione? In altre parole, il presidente Usa è mosso solo o soprattutto dalla volontà di portare libertà e democrazia sull'isola o ci sono anche altre ragioni, in particolare di tipo geopolitico ed economico, che spiegano l'accresciuta aggressività della Casa Bianca verso l'isola castrista? Cuba è una sorta di portaerei piazzata a 100 chilometri dai confini americani. Rappresenta quindi uno snodo assai importante nella strategia degli Stati Uniti di accrescere la propria influenza sull'area dei Caraibi e del Pacifico, con un'attenzione particolare allo stretto di Panama su cui la Casa Bianca vuole tornare ad esercitare un pieno controllo. C'è poi un secondo aspetto, anche se spesso sottovalutato, da considerare: Cuba è tra i primi cinque produttori mondiali di due terre rare, nichel e cobalto che sono arrivate a rappresentare, in termini di valore, un terzo delle sue esportazioni. Oggi la maggior parte di queste preziose materie prime sono destinate alla Cina e in seconda battuta all'Europa. Trump vuole rompere questo equilibrio ed avere un ruolo nella gestione delle terre rare cubane. E credo che al presidente americano tutto questo interessi assai più che i diritti civili dei cubani.






