Giovedì, giornata di mercato a Viareggio. E quale migliore occasione per tornare in strada e incontrare i viareggini a cui proporre un’idea di continuità amministrativa o, dall’altra parte, la volontà di scrivere una nuova stagione per la città. Ed è fra la Passeggiata e il centro che, ieri, le candidate sindaca Sara Grilli, per l’Area Civica col Centrodestra garante dell’esperienza delghingariana; e Federica Maineri, per il Centrosinistra schietto verso un rinnovamento nel metodo e nel merito politico, hanno trascorso la mattinata. Immerse nella campagna elettorale, che le vede sfidanti al ballottaggio del 7 e 8 giugno, per provare a convincere quel 45% di elettorato che ha disertato i seggi. E se tra i banchi affollati, fra la gente, si sono mosse con disinvolta intraprendenza, è sul velluto che le candidate a sindaca procedono invece nei loro passaggi politici. La posta in gioco è alta: la conquista di Piazza Grande. E la partita è ancora tutta aperta.

A dividere Grilli e Maineri ci sono i progetti per il futuro di Viareggio e, al momento, anche un migliaio di voti a vantaggio dell’assessora uscente. Più di settemila, invece, quelli raccolti al primo turno da Marialina Marcucci: non abbastanza per entrare nella sfida finale ma sufficienti per diventare l’ago della bilancia. L’obiettivo di partenza del blocco trasversale “Mon Amour“ è provare a trasformare una sconfitta di misura in una mezza vittoria, o meglio in una vittoria a metà. La Rete Civica dei “Mon Amour“, infatti, avrebbe condiviso la volontà di siglare un apparentamento ufficiale che in caso di trionfo gli garantirebbe l’ingresso nella futura maggioranza dalla porta principale. Ma con chi? Il fronte pende naturalmente verso il Centrosinistra, di cui – pur da indipendente – si è apertamente dichiarata Marcucci, già vicepresidente della Regione con Vannino Chiti. Appoggiata da Italia Viva che, pur senza simboli, ha fatto parte del cantiere di centrosinistra per poi cambiare strada con Marialina. Dal blocco di “Fare Viareggio“, rappresentata da ex Dem ancora prima che ex delghingariani, da riformisti, moderati; e anche da antidelghingariani che, pur se orientati verso il centrodestra, dopo dieci anni di opposizione vorrebbero staccare la spina alla continuità. Le rispettive diplomazie, a tutti i livelli, dalla notte dello spoglio sono già a lavoro per trovare il punto di compremesso. E intanti un primo contatto ci sarebbe già stato.