Una piccola impresa, al fine superare in maniera ordinata un momento complicato, si serve dello strumento stragiudiziale della “composizione negoziata della crisi” e, con il supporto di un esperto indipendente indicato dalla Camera di commercio competente, supera l’emergenza economico-finanziaria e, senza aver mai attivato le misure protettive del patrimonio previste dalla legge, riprende il proprio percorso produttivo usuale. L’esperto indipendente certifica il superamento della fase difficile e chiede l’archiviazione dell’intera procedura. La Camera di commercio, nel marzo 2025 – a un anno dall’avvio della procedura stessa – ne certifica formalmente la chiusura.Accade, a questo punto, che l’imprenditore in questione si debba rivolgere a un notaio per la stipula di un atto pubblico. La visura camerale – lo strumento principe di pubblicità dell’impresa verso i terzi – riporta correttamente la chiusura della procedura ma riporta altresì il nominativo e la qualifica dell’esperto indipendente indicato, come si è detto, dalla stessa Camera di Commercio. Il notaio, legittimamente, non può non domandarsi quale delle due annotazioni si debba prendere per buona: quella che certifica la chiusura della procedura o quella che certifica invece che l’esperto indipendente, che è parte integrante della procedura, è ancora al lavoro? Segue un vortice di telefonate, una raffica di messaggi di posta elettronica tanto certificata quanto priva di risposta, una visita dell’imprenditore in Camera di Commercio e ad almeno quattro dei suoi uffici. I funzionari della Camera di Commercio concludono che, pur trattandosi di una procedura stragiudiziale e pur non essendo mai state attivate le misure produttive, spetta al magistrato autorizzare la cancellazione del nominativo dell’esperto indipendente. Aggiungono, spiacenti, che, trattandosi di un autonomo provvedimento del magistrato, non se ne prevede un termine per l’adozione né l’imprenditore può in alcun modo sollecitarlo. Segnalano all’impresa che, a distanza di ormai più di un anno dalla chiusura della procedura, non le rimane altro da fare se non rivolgersi a un avvocato (“ah, ancora non si è rivolto ad un avvocato?”) chiedendo a quest’ultimo di segnalare al magistrato l’opportunità di adottare il procedimento.I funzionari della Camera di Commercio spiegano di non avere, purtroppo, margini di libertà. L’esperto indipendente segnala di essere ormai da più di un anno decaduto dall’incarico e di non poter nemmeno più accedere alla documentazione rilevante. Il magistrato non avrà le mani legate ma certamente avrà, da oltre un anno, le mani impegnate. Tutti, nella massima buona fede, fanno quanto nelle loro possibilità per ottenere l’obbiettivo cui sembra votato l’intero paese: legare le mani all’impresa.Ministro Zangrillo, se c’è – cosa di cui a volte gli ignari cittadini faticano a non dubitare – batta un colpo. Davvero.
La semplificazione per le imprese è un mantra, e nient’altro
Tra procedure stragiudiziali concluse e burocrazie che non si chiudono mai, un’impresa resta ostaggio di visti, timbri e silenzi: il paradosso di uno stato che predica semplificazione ma continua a legare le mani a chi produce













