Secondo l’ultimo report SIAE nel 2025 il settore degli eventi e dello spettacolo in Italia ha registrato una forte ripresa, con un fatturato record che ha superato per la prima volta la soglia di 1,02 miliardi di euro. Ma se da un lato l’Italia dimostra di saper produrre esperienze di qualità internazionale con un indotto notevole per le città, dall’altro emerge la mancanza di un sistema strutturato capace di far dialogare in modo continuativo le istituzioni locali e gli operatori privati.
Il cuore del problema risiede spesso nella complessa macchina autorizzativa italiana. «L’evento di grande scala viene ancora trattato come un’eccezione straordinaria o, peggio, come un problema di ordine pubblico da contenere, anziché come un’operazione di politica industriale, culturale e di marketing territoriale – racconta a Linkiesta Etc Dario De Lisi, presidente di The Corp, un consorzio italiano attivo nel settore dell’entertainment –. Non esiste una regia unica con competenze adeguate né a livello comunale né nazionale». Spiega che la burocrazia e la distribuzione delle responsabilità tra assessorati, uffici tecnici, questure, prefetture, sovraintendenza e Asl produce processi talvolta lenti, articolati e spesso in conflitto con le tempistiche operative degli organizzatori. «Finché la pubblica amministrazione non vedrà gli eventi come un generatore di valore economico e di rigenerazione per le città, e allineerà i processi istituzionali a quelli di business degli operatori l’Italia giocherà sempre in difesa rispetto ad altre capitali europee».









