La nuova proposta di legge elettorale, presentata in queste ore dalla maggioranza, approderà in Aula alla camera il 26 giugno. La discussione generale è stata calendarizzata dalla Conferenza dei capigruppo. Per l’opposizione si tratta di una forzatura, mentre la maggioranza sostiene di aver accolto anche le proposte emerse dal confronto pubblico con le minoranze. "Nonostante non vi siate seduti al tavolo, la maggioranza ha deciso di provare a farsi carico di alcune esigenze portate avanti anche dalle opposizioni nel dialogo pubblico e provare a formulare un'ipotesi di modifiche", ha spiegato Il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, intervenendo in commissione. Donzelli ha aggiunto che il centrodestra avrebbe preferito attendere la conclusione della discussione generale prima di depositare il testo definitivo, proprio per valutare eventuali ulteriori contributi delle opposizioni. «Non abbiamo i paraocchi». Le opposizioni hanno deciso di non procedere con la discussione, senza prima vedere il nuovo testo. «Oggi presenteremo un testo base che va in questa direzione: soglia al 42% per il premio di maggioranza, superamento dei ballottaggi e, se nessuno raggiunge la soglia, una ripartizione proporzionale. Per Noi Moderati è centrale il tema delle preferenze: i cittadini devono poter scegliere i propri rappresentanti, non avere parlamentari nominati. È un modello che già funziona nelle elezioni regionali e che rende immediato chi vince e chi governa», ha spiegato il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi. La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha definito «inaccettabile» la calendarizzazione del provvedimento in Aula «in assenza di chiarezza sulle intenzioni della maggioranza». Secondo Braga, il centrodestra sarebbe «ossessionato dal tema di cambiare le regole del gioco per paura di perdere le elezioni» e starebbe accelerando i tempi per arrivare a luglio con il contingentamento della discussione. «Quella a cui stiamo assistendo è un'enorme farsa che deve finire. Mentre la Conferenza dei capigruppo della Camera forza i tempi e calendarizza a maggioranza, e in modo del tutto irrituale, per il 26 giugno la discussione in Aula di un testo che non è ancora stato presentato e quindi nemmeno discusso in Commissione, apprendiamo dell'arrivo di un nuovo testo base, frutto di un ulteriore accordo nella maggioranza. Una sceneggiata inaccettabile e una colossale presa in giro del Parlamento», ha rincarato la dose Simona Bonafè, capogruppo Pd in Commissione Affari costituzionali della Camera. «Chiediamo alla presidenza della Commissione che vengano garantite e tutelate le prerogative delle opposizioni», ha aggiunto. «In queste condizioni è inevitabile rinviare i lavori: il Parlamento non può essere umiliato in questo modo». Il capogruppo M5S, Riccardo Ricciardi, ha parlato di una «legge elettorale fatta con i comunicati stampa». «Sappiamo che il testo base discusso finora non sarà quello che arriverà in Aula, ma non conosciamo ancora quale sarà il nuovo testo», ha attaccato, accusando la maggioranza di «pressapochismo» e di svilire il ruolo del Parlamento. Sulla stessa linea anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, secondo cui la riforma viene trattata «come un decreto in scadenza». Magi ha denunciato il tentativo della maggioranza di avviare la discussione generale entro giugno per poter poi contingentare i tempi a luglio e chiudere il dossier prima di settembre, quando scatterebbe il limite dei dodici mesi dalle elezioni richiamato dal principio di stabilità delle leggi elettorali, oggetto anche di un giudizio pendente davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Pdl elettorale in Aula il 26 giugno - ItaliaOggi.it
Pdl elettorale in Aula il 26 giugno











