Uno studio stima una popolazione sostenibile molto più bassa dell’attuale e riporta consumi, energia e disuguaglianze dentro i limiti terrestri
La cifra più scomoda ha l’aspetto pulito di una sottrazione: 8,3 miliardi di persone oggi, circa 2,5 miliardi come soglia compatibile con una vita stabile entro i limiti ecologici, quasi sei miliardi di corpi, case, pasti, spostamenti, scuole, ospedali, consumi e rifiuti oltre quel margine teorico. Detta così sembra una condanna. Invece somiglia di più a un conto lasciato sul tavolo per decenni: energia fossile, agricoltura industriale, suolo trasformato, merci portate da una parte all’altra del mondo, acqua prelevata, biodiversità spinta negli angoli.
Uno studio pubblicato su Environmental Research Letters sostiene che l’umanità abbia superato da tempo la capacità di carico sostenibile della Terra, cioè il numero di persone che il pianeta può mantenere nel lungo periodo senza consumare i sistemi che rendono possibile la vita. Il lavoro analizza oltre due secoli di dati demografici globali e colloca una svolta precisa nei primi anni Sessanta: da quel momento la crescita della popolazione ha continuato ad aumentare in valore assoluto, mentre il ritmo di crescita ha iniziato a perdere forza. Gli autori chiamano questa fase “negativa” e la leggono come un segnale ecologico: il sistema umano ha cominciato a correre oltre il margine rigenerativo del pianeta.









