Chi si aspettava un Roland Garros banale, scontato, deciso senza neppure il bisogno di giocarlo, ha potuto assistere oggi a un rivolgimento pressoché impossibile: Jannik Sinner è già fuori dallo slam parigino, l'unico che manca al suo palmares e che rappresentava il principale obiettivo di questa stagione. Non era possibile immaginare un esito tale perché dopo aver vinto il primo set 6-3, il secondo set 6-2 e dopo esserci portato sul 5-1 nel terzo parziale, era già quasi in doccia. Poi, all'improvviso, ha iniziato a toccarsi la coscia destra, poi l'anca, poi la schiena, ha perso tre game senza giocare. E' andato comunque a servire per il match sul 5-4 e dopo aver perso tre punti senza muoversi si è seduto sul bordo del campo, accanto alle prime file, chiedendo all'arbitro: “Cosa succede se mi fermo adesso?”. Da lì è rientrato negli spogliatoi, dicendo di voler vomitare e quando è rientrato non si sapeva nemmeno cosa avesse. L'avversario, quel Juan Manuel Cerundolo, terraiolo argentino che fino a quel punto l'aveva vista poco, la pallina, ha cercato di mantenere la calma. Ha piazzato colpi ragionati, facendo muovere un italiano praticamente immobile. Al ché il terzo set si è concluso 7-5. E il quarto e poi il quinto, entrambi finiti 6-1, solo in rare occasioni hanno visto Sinner competere. Quando è andato a stringere la mano all'avversario nel suo volto si è letta la rassegnazione e la beffa per non aver saputo controllare questo risvolto inatteso del destino. E' finita così. Sinner ha poi detto in conferenza stampa, dopo la partita, di essersi svegliato sentendosi poco bene. E che a metà del terzo set ha avvertito di non avere "più energia". Ha dovuto combattere contro se stesso.Anche prima dell'inizio del torneo, complice l'assenza di Carlos Alcaraz, memori anche della finale dello scorso anno, in molti si erano arrischiati a dire che, in pratica, l'unico vero avversario di Sinner non fosse né Zverez, né Medvedev (anche lui ha saluto subito Parigi), né Jodar né Ruud. Bensì il caldo inatteso che sta attraversando il continente europeo e che da Lampedusa alla Normandia si sta abbattendo con effetti particolarmente problematici per lo svolgimento delle competizioni agonistiche. Il primo turno contro il francese Clement Tabur lo aveva giocato alle 20 e 15, faceva caldo ma non gli oltre 30 gradi di oggi (il match è iniziato alle 12). "Almeno qui non c'è umidità", aveva rassicurato in conferenza stampa Jannik, riandando con la mente al secondo turno agli Australian Open contro Spizzirri, dove era stato a un passo dal crollo sempre a causa del troppo caldo (ma all'epoca aprirono il tetto e poi vinse la partita). Eppure si sapeva che in qualche modo il test calura per l'altoatesino alla fine sarebbe arrivato, non sarebbe stato rinviabile all'infinito. E quindi quando il numero uno al mondo ha iniziato a piegarsi su se stesso, a fare smorfie di sconforto, a guardare il suo angolo alla ricerca di un appiglio che non ha trovato, a spararsi un mini ventilatore in faccia nei cambi di campo, sul Philippe Chatrier è calata una cappa di sconcertato silenzio. Spettatori paganti per vedere in diretta un evento che (nel male, purtroppo) rimarrà nella storia del tennis. Con l'Equipe che già titola: “Terremoto sulla terra”.Agli Internazionali d'Italia il russo Andrej Rublev, prima di affrontare Sinner, aveva ripetuto in favore di telecamere una regola base della statistica: ogni partita in più che gioca si avvicina alla sconfitta. Lì era rimasta una constatazione, visto che Sinner era riuscito a superare pure le apprensioni fisiche della semifinale e a portare a casa un trofeo che al tennis italiano mancava da cinquant'anni. Esattamente l'intervallo di anni da cui un nostro connazionale (sempre Adriano Panatta) non vince il major parigino. Si credeva che senza Alcaraz il tennis non fosse una contesa ma un solitario, ci ha pensato il caldo a livellare il circuito. Ora si apre un torneo in cui il favorito è quell'Alexander Zverev che non ha mai vinto uno slam e che, chissà, forse troverà il modo di non vincerlo neppure questa volta. Anche perché in tabellone c'è pur sempre uno che si chiama Novak Djokovic. Sinner sarà già in vacanza, forse, chissà, in una destinazione esotica. A provare a fare amicizia con temperature a cui è stato così poco uso nella sua Val Pusteria. E che rappresentano (oltre ad Alcaraz) l'unico vero avversario della sua carriera.