E' uno dei più internazionali dei Festival che abbiamo in Italia. Si è costruito una credibilità nel tempo ma soprattutto ha fidelizzato il suo pubblico, che ormai è consapevole che il Nameless Festival è in primis una grande festa della musica. Che, per l'edizione 2026 si fa un regalo speciale, che si aggiunge a un cast, as usua, stellare: il Nameless torna a casa, si riprende la sua Lecco e a ospitare il Festival, in programma dal 30 maggio all’1 giugno sarà il Centro Sportivo “Bione” di Lecco. Insomma dopo anni di crescita internazionale, il Nameless torna nel territorio in cui è nato, riportando sul Lago di Como un evento capace di unire musica, turismo, intrattenimento e cultura contemporanea. Sono attese 90mila persone per emozionarsi, cantare e ballare con oltre cento artisti e la possibilità di spostarsi tra cinque palchi. Dietro a questa macchina c'è una organizzazione che prima di tutto ci mette passione. Il Nameless è cresciuto anno dopo anno, non è mai stato vittima di gigantismi o di manie di grandezza come in queste settimane è accaduto a chi voleva competere col Tomorrowland e ora sta cercando di salvare il programma. Alberto Fumagalli, Ceo & Founder, mi ha raccontato che tornare a casa "è molto emozionante, siamo partiti da qui nel 2013 con 3mila persone e ora ne abbiamo 30mila al giorno. Siamo sempre stati qui intorno, ma essere a due metri da dove tutto è iniziato non ti lascia indifferente. Oggi c'è una città che comprende il valore del Festival e vuole vivere con noi qualcosa di speciale. E' l'nizio di un percorso importante che da lecchesi ci tocca da vicino". E a proposito delle manie di grandezza, di chi con la musica vuole nascere grande e non crescere Fumagalli spiega che "la differenza sta nella capacità di analizzare i numeri: gli artisti che fanno grandi numeri sono per lo più gestiti dalle multinazionali dunque è difficile agli albori di un percorso prendere artista che venda tanti biglietti. Visto che tu fai riferimento all'Hellwat di reggio Emilia la mia sensazione è che sia mancata la capacità di analizzare i contesti sociali dove ci si muove: cinque giorni su tre weekend in un luogo che non ha grande ricettività alberghiera e non ha il mare vicino non è sexy. Paga sempre fare accordi col territorio, servono location con un'anima cosicché si possa creare uno storytelling". Tra i temi di dibattito, perché il Nameless è anche confronto, c'è ne è uno ribattezzato Il Soft Clubbling ci Seppellirà: "E' un titolo ironico dice Fumagalli- nessuno crede che ci seppellirà anzi crea opportunità, è una aggiunta a un settore, è uno strumento per riavvicinare al dancefloor persone che non lo frequentano più, vuoi per questioni anagrafiche o perché non amano questo tipo di esperienza notturna: il soft clubbling non ha tolto nulla al mondo del clubbing". Infine una chiosa sul soft clubbing alla luce del giorno, di cui uno degli esempiù più importanti a livello nazionale si chiama Bakery Beats ed è portato avanti dalla giovane deejay pugliese Rox Mere: "Gli eventi daytime sono un cambio di paradigma importante -commenta Fumagalli- la gente preferisce vivere esperienze che distruggersi, ogni momento della giornata è buono fare festa, per noi non è una questione di orario di ma posizionamento e di qualità dell'offerta. Il rischio è che se si cavalca senza comprenderlo lo si snaturi e lo si spolpi:devono essere momenti con progetti di qualità e che portino una rendita".
Nameless Festival 2026, da Calvin Harris a Demetra & Bianca: programma
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