Arsago Seprio (Varese) – Per tre anni ha vissuto sotto il peso di accuse pesantissime: maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza di minori, stalking e violenza sessuale. Accuse che avevano fatto scattare il “codice rosso”, il divieto di avvicinamento e persino il braccialetto elettronico. Ma al termine del processo il Tribunale di Busto Arsizio ha assolto un uomo di 43 anni residente ad Arsago Seprio con la formula più ampia: “perché il fatto non sussiste”.
La vicenda nasce dalla denuncia presentata dalla ex compagna il 9 ottobre 2023. La donna, oggi 36enne, aveva raccontato agli inquirenti anni di soprusi iniziati nel 2017: una relazione segnata, secondo il suo racconto, da una gelosia ossessiva, aggressioni fisiche, insulti e rapporti sessuali vissuti come imposizioni. Nella denuncia si parlava anche di episodi avvenuti in presenza dei figli, compresa la bambina della coppia che all’epoca aveva cinque anni. La donna aveva inoltre riferito di essere stata costretta a vivere isolata e controllata dal compagno, denunciando schiaffi e violenze protratte nel tempo, fino a un presunto episodio nel 2021 che le avrebbe provocato un occhio nero.
L’indagine aveva portato all’attivazione della procedura del codice rosso e, nel dicembre 2023, all’applicazione del braccialetto elettronico nei confronti dell’uomo. Ma nel corso del lungo dibattimento, secondo quanto sostenuto dalla difesa rappresentata dall’avvocato Roberta Zarcone del Foro di Como, sarebbero emerse profonde incongruenze nel racconto accusatorio. Tra gli elementi centrali discussi in aula anche un audio inviato dalla stessa donna nel 2023, nel quale affermava: "Io non sopporterei le mani addosso, tu le mani addosso non me le hai mai messe”. Un elemento che, secondo la difesa, avrebbe avuto un peso importante nella valutazione del Collegio composto dai giudici Fazio, Ceffa e Graziano.







