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È quel periodo dell’anno in cui il Post condivide i suoi risultati dell’anno precedente, avendo chiuso i bilanci e offrendo un po’ di numeri, che – tanto vale dirlo subito – continuano a essere molto soddisfacenti e a raccontare una crescita di apprezzamento e di sostegno al suo progetto, che si trasforma in un investimento sulla crescita delle cose che il Post fa. E sono risultati che raccontiamo sempre volentieri: perché ci piace condividere anche queste conoscenze e perché riguardano le molte persone che permettono queste crescite, abbonate e abbonati del Post.
Per il sesto anno consecutivo, dopo un iniziale e prolungato periodo da prudente startup in un business assai difficile come quello delle aziende giornalistiche, il Post è economicamente sostenibile nelle sue attività. Si deve in grandissima parte all’accoglienza che dal 2019 ha ricevuto il suo investimento sul coinvolgimento di lettori e lettrici, quando li abbiamo invitati a partecipare al progetto degli abbonamenti. Come dicono spesso alcuni osservatori di questo complicato settore, il risultato di salute economica è una dimostrazione che “si può fare”, a patto di considerare una serie di condizioni indispensabili. Tra le quali è il caso di citare un’oculata attenzione ai costi favorita dall’essere nati in tempi in cui erano già chiari rischi e opportunità dell’assai rinnovato settore dell’informazione; una spontanea e sincera inclinazione a costruire un rapporto di fiducia con lettori e lettrici; una priorità di offrire approcci diversi e credibili all’informazione, dei quali c’era e c’è domanda; una insistente ricerca di qualità e duttilità nelle persone, soprattutto giovani ma non solo; e l’attenzione a creare motivazioni e condizioni di lavoro gratificanti, dentro a un’idea che non è solo di informare ma di cercare di contribuire – nel nostro piccolo, come molti e insieme a molti – a una migliore qualità della vita di più persone possibile.












