«Riteniamo di aver individuato parte importante degli investimenti fatti dalla mafia anche all’estero e questo anche grazie alla cooperazione di uffici giudiziari di altri Paesi». Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia illustrando l’inchiesta che ha portato al sequestro di 200 milioni frutto degli investimenti del denaro incassato col traffico della droga dagli anni ‘80.«La quantificazione dei valori sequestrati è solo orientativa. Attendiamo i dati completi dalle autorità giudiziarie che hanno collaborato con noi. Posso dire al momento, però, che davanti alle mafie che non conoscono frontiere la collaborazione delle polizie europee è stata fondamentale», ha detto de Lucia.«Mi preme sottolineare la particolare abilità finanziaria dei soggetti coinvolti nell’indagine capaci di spostare capitali con enorme velocità da un Paese all’altro», ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Vito di Giorgio.«Quella di oggi è un’indagine che ha richiesto una collaborazione molto avanzata con le forze di polizia in Spagna, Lussemburgo e Andorra, ma anche in ambito extraeuropeo. Si è trattato di seguire le tracce di capitali: movimentazioni che vanno tra il Principato di Monaco, Andorra, la penisola Iberica e anche a Dubai. Abbiamo evidenze trasferimenti di denaro fino al Lussemburgo. Parliamo di un patrimonio del valore di oltre 200 milioni di euro», ha spiegato il colonnello Carlo Pappalardo, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Palermo a proposito dell’inchiesta sugli investimenti mafiosi dei proventi della droga. «Abbiamo sequestrato società in Spagna, in Inghilterra e alle isole Cayman, oltre 20 immobili e alcuni resort», ha precisato.«Il tenore di vita dei nostri indagati era molto alto. Vivevano nel lusso. Nel corso delle attività investigativa, abbiamo intercettato anche quantitativi importanti di lingotti d’oro. È stata una indagine complessa perché i capitali finanziari hanno un elevato tasso di volatilità e vengono facilmente spostati da una giurisdizione all’altra perchè se ne perda traccia», ha continuato Pappalardo. I finanzieri hanno sequestrato ai tre arrestati anche orologi e gioielli per centinaia di migliaia di euro.