Roma, 28 maggio 2026 – I titoli delle cronache, a partire dai recenti casi documentati dal quotidiano L'Arena a Verona e in altre province del Nord Italia, raccontano di ladri scatenati. Interi condomini vengono presi di mira, appartamenti svaligiati durante i fine settimana e famiglie che, al loro rientro, fanno una scoperta paradossale: la porta di casa è perfettamente chiusa a chiave, le mandate sono inserite, ma all'interno le stanze sono a soqquadro. Nessun segno di effrazione sulle porte blindate, nessuna finestra forzata e nessun rumore sospetto avvertito dai vicini di pianerottolo. Questa nuova ondata di furti "silenziosi" è legata alla diffusione in mano alle bande criminali di un dispositivo ad altissima precisione meccanica, noto nel gergo delle forze dell'ordine e dei serraturieri come il ‘Topolino Decoder’.

Perché si chiama ‘Topolino’?

Il nome potrebbe far pensare a un ironico e innocuo espediente dei ladri, ma ha in realtà una spiegazione puramente strutturale e morfologica. Chi si trova a maneggiare questo attrezzo nota subito un corpo metallico dotato di un'impugnatura principale e di due pomelli o cursori laterali regolabili, posizionati sulla testa dello strumento. Guardando il decoder frontalmente o dall'alto, la sporgenza simmetrica e tondeggiante di questi elementi di presa ricorda in modo inequivocabile la sagoma stilizzata delle grandi orecchie rotonde di Mickey Mouse, il celebre Topolino della Disney. Sotto questa forma bizzarra, tuttavia, si nasconde uno dei sistemi di manipolazione più efficaci mai progettati per neutralizzare i cilindri europei. Il 'Topolino Decoder' è nato come strumento di lavoro per i locksmith e i fabbri specializzati nell’installazione di serrature