L'Editoriale

Giovedì 28 Maggio 2026

MONDO. Rispondendo alle domande dei giornalisti, prima di lasciare Castel Gandolfo martedì scorso, Leone XIV ha risposto così a una domanda sulla missione della «Flotilla»: «Bisogna fare un nuovo appello per il rispetto dei diritti umani di tutti.

Lettura 2 min.

Purtroppo il popolo di Gaza non riceve ancora gli aiuti umanitari e questo sta provocando proteste, difficoltà e anche l’azione di quelli che hanno partecipato alla Flotilla. Io vorrei rinnovare l’appello a tutte le autorità ad assistere il popolo di Gaza». Dalla Striscia mercoledì 27 maggio è giunta la gratitudine al Pontefice da testimoni terzi rispetto ad Israele (che controlla il 60% del territorio, ridotto a macerie e cenere) e ad Hamas (governa il restante 40% dove 1,6 milioni di persone sopravvivono in tende in condizioni disumane, altre 700mila in ciò che resta di edifici in un’area distrutta al 90% dai bombardamenti di Tel Aviv che in tre anni hanno ucciso 70mila civili, dei quali 19mila minori). Padre Gabriel Romanelli, responsabile della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City, l’unica cattolica della Striscia, ha dichiarato: «Nonostante il cessate il fuoco del 10 ottobre scorso, qui si continua a morire: 900 persone dall’entrata in vigore della tregua. Non ci sono più bombardamenti a tappeto, però, per esempio, martedì scorso si sono udite esplosioni in centro città dove moltissimi gazawi si erano recati per trovare un po’ di cibo. Nei mercatini si trovano diverse cose ma i prezzi sono altissimi e molti non possono permettersi di fare acquisti perché non c’è denaro. Difficile da reperire è anche l’acqua da bere, assurdamente rara quando noi sappiamo che senza acqua l’essere umano non può vivere». Un altro testimone terzo è la Caritas di Gerusalemme che opera a Gaza e ha denunciato una situazione terrificante: acqua contaminata, collasso del sistema di gestione dei rifiuti e dell’assistenza sanitaria, malattie in forte aumento (i casi di diarrea cresciuti di 36 volte), oltre 500mila persone in carestia, l’aumento delle disabilità e delle amputazioni fra i bambini, oltre alla distruzione del 97% della vegetazione. Un orrore confermato anche da organizzazioni non governative che operano nella Striscia, da video e fotografie postate sui social da gazawi che lanciano richieste di aiuto tramite donazioni private.