Secondo il capo della cyberdifesa israeliana, i gruppi hacker iraniani stanno condividendo strumenti, informazioni e tecniche, mentre l’IA sta trasformando le operazioni di influenza online in strumenti sempre più sofisticati. Sullo sfondo restano i timori per una futura escalation cyber globale alimentata dalla diffusione di modelli avanzati di intelligenza artificiale
Le unità cyber legate all’Iran stanno intensificando la cooperazione reciproca e ricorrono all’intelligenza artificiale per rendere più efficaci le campagne di influenza contro Israele. A rivelarlo è Yossi Karadi, direttore dell’Israel National Cyber Directorate, in un’intervista rilasciata a Nextgov in occasione di una visita ufficiale a Washington.
L’alto ufficiale israeliano ha sostenuto che nell’ultimo anno la collaborazione tra i gruppi hacker iraniani ha subito una netta accelerazione. “Hanno iniziato a parlarsi tra loro, poi a collaborare e talvolta persino a scambiarsi informazioni”, ha dichiarato Karadi, sottolineando come questa sinergia renda le operazioni “più efficienti e migliori”.
Dall’inizio del conflitto, scoppiato a febbraio, Teheran avrebbe inondato i cittadini israeliani con centinaia di migliaia di messaggi nell’ambito di campagne di inganno e reclutamento. Alcuni puntavano a disorientare la popolazione: “In alcuni casi inviavano messaggi del tipo: ‘Non andate nei rifugi antiaerei perché sono chiusi'”. Altri miravano invece ad arruolare cittadini israeliani per attività di intelligence.









