Accerchiata dalle forze militari statunitensi e sull’orlo del collasso, con una crisi energetica ed economica che mette sempre più alle strette la popolazione, costretta da mesi a lunghi blackout. E ora il Pentagono, scrive Politico, ha gettato le basi per lanciare un attacco o invadere Cuba se Donald Trump lo ordinerà. Secondo la testata, gli asset militari sono stati posizionati per rendere le forze americane pronte per vario tipo di operazioni, dalla cattura della leadership cubana a una serie di attacchi di precisione. La decisione della Casa Bianca, peraltro, dovrà avvenire in tempi stretti: molte delle navi schierate infatti stanno per raggiungere i dieci mesi in mare, più dei consueti sei o sette mesi. Un tempo prolungato che sta destando preoccupazione fra i funzionari della difesa, che temono per il logoramento degli equipaggi e per la pressione ulteriore sulla Marina, al momento impegnata anche nel blocco nel Golfo Arabico. Gli attacchi politici da parte dell’amministrazione americana, intanto, proseguono. Il segretario di Stato Marco Rubio, sottolineando che l’economia dell’isola è controllata al 70% da Gaesa – potente conglomerato economico cubano di proprietà e gestione delle Forze Armate Rivoluzionarie. Cuba “ha molti problemi – ha detto Rubio -. È guidata da comunisti incompetenti. E se essere comunisti è un male, essere comunisti incompetenti è ancora peggio. Vogliamo qualcosa di buono per il popolo cubano e speriamo di ottenerlo. Avere un Stato fallito a 140 chilometri dalle nostre coste è una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ha sottolineato il segretario di Stato.