Il racconto del giornalista: la chiamata del prefetto Claudio Sgaraglia e l’arrivo della scorta dopo una minaccia legata all’area anarco-insurrezionalista: "Diventato un bersaglio perché penso e scrivo"
"Succede. Ma non sai cosa ti sta per succedere". Così inizia il racconto di Mario Sechi dopo la decisione delle autorità di assegnargli la scorta per una minaccia considerata concreta. Una giornata improvvisa, segnata dalla telefonata del prefetto Claudio Sgaraglia e dalla visita del questore Bruno Megale, che gli comunicano la necessità della protezione.
"Nel giro di una mezza giornata la mia vita è cambiata. La minaccia. Quella minaccia. Ti telefona il prefetto Claudio Sgaraglia, pensi sia una cosa di routine, una notizia che ha bisogno dell’attenzione del direttore del giornale, un appuntamento istituzionale, ma improvvisamente arriva un colpo di vento gelido che sbatte le imposte: 'Devo metterti sotto tutela'", scrive il direttore di 'Libero' in un editoriale sullo stesso quotidiano, rilanciato anche su X.
Sechi ricostruisce i momenti in cui gli è stata comunicata la notizia: "Protesto: 'Non voglio la scorta, non l’ho mai chiesta, sollecitata, desiderata. Non fa parte del mio stile di vita'. Replica secca: 'Non puoi decidere tu, è necessario, ora passa da te il questore e ti spiega tutto'. Clic. Cerco di riordinare le idee, trovare una via d’uscita. Bruno Megale, il questore, arriva a casa, è accompagnato dal coordinatore delle scorte, preparo un caffè, insisto con il mio manifesto di libertà: 'Non posso avere la scorta'".










