“Guarda in profondità nella natura, e allora capirai tutto”. Albert Einstein aveva ragione, ma è solo arrivando in questo angolo remoto ai piedi del massiccio dell’Ortles, nelle Dolomiti dell’Engadina, avvolti nel verde lussureggiante del Parco Nazionale dello Stelvio, che si afferra il senso più intimo di queste parole. L’imponenza della montagna, i boschi di larici e il silenzio interrotto solo dallo scorrere dell’acqua offrono una prospettiva nuova, costringendo il viaggiatore a rallentare e a sintonizzarsi su frequenze più antiche. Il nome stesso di Trafoi racchiude l’essenza di questo luogo: deriva infatti dalle antiche “tre fonti”, un profondo legame con l’acqua e il territorio che si può riscoprire ancora oggi percorrendo la suggestiva camminata nel bosco fino allo storico Santuario delle Tre Fontane Sante.
L’ascesa allo Stelvio e la discesa nel paradiso di Trafoi
L’avvicinamento a questa valle è di per sé un rito di passaggio. Si arriva qui dopo aver letteralmente scalato in automobile il Passo dello Stelvio, affrontando dal versante lombardo di Bormio una salita più dolce, che si snoda ritmicamente tra ampi pascoli e praterie d’alta quota, per poi gettarsi nella vertiginosa e iconica discesa a zig zag sul versante altoatesino. Abbiamo avuto la fortuna del tempismo. Siamo passati poco dopo la riapertura del passo, dopo la lunga pausa invernale. In cima, a quasi tremila metri, c’era ancora oltre un metro di neve: non una spruzzata scenografica, ma un manto spesso, compatto, rinforzato dalle nevicate cadute copiose fino a pochi giorni prima. Eppure il sole, sorprendentemente caldo per la quota, rendeva tutto quasi surreale. Camminare in camicia tra muri di neve, con le moto, le biciclette, i camper e il cielo terso dello Stelvio attorno, ha qualcosa di straniante. Poi si risale in auto, si imbocca la discesa e si entra in un’altra dimensione. La strada scende in un disegno quasi irreale, una lama d’asfalto che si piega e ripiega in una sequenza di tornanti stretti, celebri, fotografatissimi, ma dal vivo ancora più impressionanti. La montagna si apre sotto di voi come una mappa verticale. Qui, più che osservare la natura, ci si finisce dentro. Trafoi è una manciata di case, prati larghi, boschi di larici, il rumore dell’acqua che corre nel canyon e una montagna che domina tutto. L’Ortles, 3.905 metri, è la cima più alta dell’Alto Adige e una delle presenze più imponenti del gruppo Ortles-Cevedale; non a caso viene chiamato anche “Re Ortles”. Il Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei grandi parchi storici italiani, si estende tra Alto Adige, Trentino e Lombardia, con valli, ghiacciai, torrenti, pascoli d’alta quota e foreste alpine che fanno della zona uno dei territori più spettacolari dell’arco alpino.








