Roma. J. D. Vance è tornato a parlare del Papa, stavolta per mostrargli apprezzamento. Oggetto: l’enciclica Magnifica humanitas, pubblicata lunedì scorso. “Ciò che ho letto mi sembra molto profondo; è esattamente il genere di intervento che ci si aspetterebbe e si spererebbe di ricevere da un leader della Chiesa”, ha detto nel corso di un’intervista telefonica a Nbc News. “Emergono nuove tecnologie e nuove forme di guerra, pertanto si rende necessario aggiornare la dottrina della guerra giusta”, ha aggiunto il vicepresidente degli Stati Uniti prima di sottolineare che poiché “si manifestano nuovi modi in cui gli esseri umani interagiscono tra loro, occorre in un certo senso ripensare l’intera dottrina sociale cattolica alla luce del nuovo mondo in cui viviamo. E credo che sia esattamente questo l’intento del Papa”. Da qui, la soddisfazione: “Sono dunque lieto che egli abbia intrapreso questa strada”, ricordando che il nome scelto da Robert Prevost, Leone XIV, è “un chiaro riferimento a Leone XIII, che divenne Papa all’inizio dell’èra industriale”, ha spiegato. “Penso che Leone XIV stia diventando Papa all’inizio dell’èra dell’AI, e sospetto che se riusciremo a superarla con successo, sarà in gran parte perché il Papa e la Chiesa sono in grado di fornire il tipo di guida morale di cui abbiamo bisogno”. Il sereno dopo la tempesta, insomma. Sembra passato un tempo infinito da quando Vance suggerì al Pontefice “cautela” quando avesse parlato di teologia e invece accadeva solo un mese fa. Non era scontato, considerato anche il legame che c’è fra il Papa e Anthropic, non certo tenera (eufemismo) con la presidenza Trump. Un legame talmente stretto che martedì, a Castel Gandolfo, è stato ricevuto il suo co-fondatore, Christopher Olah, che nel suo intervento alla presentazione dell’enciclica aveva auspicato un ponte dialogante con la Chiesa. E Olah non è Peter Thiel, sulla cui calata a Roma per discutere (anche) di Anticristo la Santa Sede aveva mostrato una malcelata insofferenza. Stante il legame fra Vance e Thiel, il plauso pubblico del vicepresidente non era per nulla certo.Ma non a tutti, neppure sul fronte cattolico americano, l’enciclica è piaciuta. In un commento apparso sul New York Times, lo scrittore Matthew Walther ha scritto che “Magnifica humanitas risulta deludentemente misurata e prudente. Pur esprimendo preoccupazione per i pericoli che l’intelligenza artificiale rappresenta per l’umanità, l’enciclica sembra immaginare un mondo in cui essa sia semplicemente uno strumento anziché un male che tutti dovrebbero respingere”. E poi, osserva Walther, “la presenza di Christopher Olah, fondatore di Anthropic, alla presentazione dell’enciclica ha giustamente fatto alzare qualche sopracciglio: immaginate se Leone XIII avesse invitato John D. Rockefeller ad ascoltarlo parlare di dignità del lavoro”. Quel che si sarebbe voluto dal Papa, dunque, era una condanna esplicita dell’AI: “L’enfasi sul suo uso etico è un punto di partenza inaccettabile. Sembra sottovalutare la capacità dell’intelligenza artificiale di aggravare le crisi esistenti e accelerare processi di svalutazione e ridefinizione”. Ma la condanna era quanto di più lontano potesse esserci dall’orizzonte interpretativo del Papa. A ogni modo, il primo obiettivo del documento è raggiunto: discuterlo e non tramutarlo subito in lettera morta.
Vance loda il Papa per l’enciclica, ma sul lato cattolico si scorge qualche mugugno
"Ciò che ho letto mi sembra molto profondo; è esattamente il genere di intervento che ci si aspetterebbe e si spererebbe di ricevere da un leader della Chiesa”, ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti nel corso di un’intervista telefonica a Nbc News













