Giustizia 29 aprile 2026 Al di là di Minetti, in più di undici anni di mandato il presidente della Repubblica ha graziato una settantina di persone a fronte di oltre 4 mila richieste ANSA/Francesco Ammendola Nelle ultime ore è tornata a far discutere la decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere la grazia a Nicole Minetti. In seguito a un’inchiesta del Fatto Quotidiano, il 27 aprile il presidente della Repubblica ha scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere chiarimenti sulle presunte falsità nell’istruttoria che ha portato alla grazia concessa a Minetti, e dunque all’annullamento della pena a cui era stata condannata per i reati di peculato e favoreggiamento della prostituzione. Secondo l’inchiesta giornalistica, i presupposti alla base della grazia nei confronti di Minetti sarebbero falsi e, se questo venisse confermato, potrebbe portare alla revoca del provvedimento di grazia.Al netto di quello che potrebbe succedere, che dipenderà dall’esito degli ulteriori approfondimenti, Mattarella avrebbe potuto opporsi alla richiesta di grazia fatta da Minetti. Come ha stabilito la Corte Costituzionale in una sentenza pubblicata a maggio del 2000, la decisione finale sui provvedimenti di grazia spetta soltanto al capo dello Stato, che valuta i singoli casi sulla base dell’istruttoria fornita dal Ministero della Giustizia e può anche decidere di andare contro il parere fornito dal ministero stesso. Lo stesso Mattarella durante il suo mandato, ossia da febbraio 2015, è stato in generale piuttosto cauto nel concedere la grazia. Secondo le rielaborazioni di Pagella Politica, fino al 31 dicembre 2025 (ultima data per cui il Quirinale mette a disposizione i dati), Mattarella ha esaminato 4.230 pratiche di grazia, autorizzandola solo nel due per cento dei casi. Più nel dettaglio, il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a 71 persone condannate per vari reati, mentre l’ha rigettata o archiviata negli altri 4.159 casi. Il presidente rigetta una richiesta di grazia quando ritiene che, sulla base dell’istruttoria ricevuta, non ci siano i presupposti per concederla. Il capo dello Stato invece può optare per l’archiviazione quando ritiene ci siano dei problemi rispetto all’istruttoria, oppure quando è venuta meno l’attualità della richiesta stessa di grazia. «Tra le cause di archiviazione rientrano ad esempio, la rinuncia alla domanda di clemenza, la sopravvenuta morte dell’interessato, la circostanza che la domanda è stata presentata in relazione a detenzioni cautelari, a condanne non definitive, a misure di sicurezza o di prevenzione personale», si legge sul sito del Quirinale.