Nel cuore della trasformazione del settore agricolo italiano emerge un dato che più di altri racconta un cambiamento profondo e strutturale: la presenza femminile, pur storicamente rilevante, appare oggi in progressiva contrazione rispetto alla componente maschile, ridefinendo gli equilibri della forza lavoro e aprendo interrogativi sul futuro dell’inclusione nel comparto primario.

Tra il 2022 e il 2025, come riporta il Centro Studi Agea, il numero complessivo delle persone fisiche attive in agricoltura cresce in modo significativo nel 2023, per poi avviarsi verso una fase di ridimensionamento nei due anni successivi, ma ciò che colpisce è la diversa velocità con cui uomini e donne partecipano a questa dinamica. Se nel 2022 il settore si presentava ancora relativamente equilibrato, con 223.889 donne su un totale di 471.699 operatori, pari al 47,47%, già nel 2023 la crescita complessiva è trainata quasi esclusivamente dagli uomini, che aumentano del 70,8%, mentre le donne registrano un incremento molto più contenuto dell’8,3%. È proprio in quell’anno che si consuma la frattura: la quota femminile scende al 36,43%, mentre quella maschile supera il 63%, un rapporto che si consolida anche nel 2024 e nel 2025, segnando una trasformazione strutturale e non temporanea. La fotografia che emerge è quella di un settore sempre più sbilanciato, in cui la presenza femminile fatica a mantenere il proprio peso, tornando nel 2025 a valori prossimi a quelli iniziali, ma all’interno di un contesto profondamente mutato e meno equilibrato.