Sassari. 28 maggio 2026 alle 00:07

Una morte e troppi misteri a dibattimento. E con loro Giovannino Pinna, accusato di aver ucciso il cugino Davide Calvia nel 2023, e ieri rinviato a giudizio dal gup Sergio De Luca in udienza preliminare. Sarà il processo, con prima udienza il 13 ottobre in Corte d’assise, a chiarire le eventuali responsabilità del 38enne sassarese che il procuratore Armando Mammone ritiene colpevole di omicidio volontario, naufragio colposo e furto. Reati che sarebbero stati compiuti dal 12 aprile di tre anni fa, a cominciare dal semicabinato sottratto a Porto Torres da entrambi.

Il giallo

È l’inizio di un giallo che vede, alcune ore più tardi, Pinna chiamare la Capitaneria di porto e lanciare l’allarme: “Stiamo imbarcando acqua”. Nella sua versione la barca s’inabissa, i due si gettano in mare e il 35enne Calvia, dopo un ultimo abbraccio, sparisce tra le onde. Il giorno successivo l’unico sopravvissuto viene salvato davanti alla spiaggia di Porchile, a Sorso, mentre il cadavere di Calvia emerge dalle acque di Lu Bagnu, frazione di Castelsardo, dieci giorni dopo. Da allora il sospettato mantiene il punto, avvalendosi della facoltà di non rispondere, ma i dubbi aumentano perché troppi aspetti non collimano. Intanto l’autopsia rivela che Davide non è annegato, bensì deceduto a causa dei traumi riportati alla testa e al torace. Non tornano nemmeno le coordinate spaziali della barca, poi ritrovata, rispetto a quanto riferito da Giovannino durante la richiesta di aiuto. Un natante che per il magistrato l’uomo avrebbe fatto affondare di sua volontà. Al quadro probatorio si aggiungono degli audio in cui l’imputato, come rivelato in una recente trasmissione tv, avrebbe detto, parlando da solo in auto: “Mi fermano, gli dico l’ho ucciso ritornando dal molo”. Da vagliare anche la pista passionale, ipotizzata per una presunta liaison tra Calvia e la compagna di Giovannino, la cui consistenza verrà vagliata nelle future udienze. In quella di ieri il giudice ha consentito l’annessione nel fascicolo della perizia autoptica ma non di quella ingegneristica sulla barca, non trattandosi di un esame irripetibile. «Da tre anni chiediamo giustizia per Davide», afferma la sorella Nadia, assistita coi familiari dagli avvocati di parte civile Marco Palmieri e Cinzia Cossu. A difendere il 38enne l’avvocato Nicolò Vecchioni.