Siamo alle soglie della stagione estiva e il consumo di pesce tende ad aumentare. Le vacanze e le migrazioni verso il mare consentono a molti di trovare con facilità pesce fresco e, soprattutto, già pronto da mangiare. Un aspetto importante per chi è in ferie o semplicemente non si destreggia, almeno dignitosamente, tra pentole e fornelli. Il pesce ha fama di alimento salubre e vantaggioso per la salute. È sempre così? In effetti, 1-2 porzioni di pesce alla settimana apportano grassi polinsaturi (omega 3) che riducono il rischio cardiovascolare negli adulti e favoriscono lo sviluppo delle funzioni cognitive e immunitarie nell’infanzia. Ci sono tuttavia alcuni aspetti problematici che richiedono qualche riflessione.

Una recente ricerca dell’EFSA, l’j.efsa Volume24,Issue2,February 2026,e9865ente UE che si occupa di sicurezza alimentare, analizza la frequenza con cui i cittadini europei consumano pesce e frutti di mare che possono contenere inquinanti. Mercurio e altri metalli pesanti si accumulano soprattutto nei pesci di grandi dimensioni che, per loro natura, si trovano in posizioni elevate nella catena alimentare. Il pesce spada, il tonno, alcune specie di squalo come la verdesca e il vitello di mare sono carnivori e possono contenere quantità eccessive di sostanze inquinanti, potenzialmente pericolose soprattutto per lo sviluppo neurologico del feto e dei bambini. Per questo l’EFSA raccomanda alle donne in gravidanza e ai bambini fino ai 10 anni di età una certa prudenza (non più di 1-2 porzioni alla settimana) nel consumo dei grossi pesci carnivori. Da preferire decisamente il pesce di piccola taglia (come il pesce azzurro, ad esempio) che contiene meno mercurio e del quale sono concesse circa 3-4 porzioni alla settimana.