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Marco Calabresi

Il caldo soffocante di Parigi ha colpito il giovane ceco, che ha vinto la maratona contro l'argentino per poi crollare a terra

Quattro ore e 41' di match, 13-11 al supertiebreak decisivo. Quella tra Jakub Mensik, ultimo giocatore a battere Jannik Sinner (a Doha, era febbraio...) e Mariano Navone, primo giocatore ad aver affrontato Sinner lo scorso anno dopo la sospensione, non è stata una partita, è stata una ultramaratona, che con il caldo di questi giorni a Parigi è stata ancora più massacrante del solito. L'ha vinta Mensik con il punteggio di 6-3 2-6 6-4 1-6 7-6, con il ceco che dopo il match point decisivo è crollato a terra. Sdraiato come capita spesso a chi vince pur essendo senza forze, e magari anche in preda ai crampi. Navone, una volta visto l'avversario a terra, non lo ha aspettato a rete ma lo è andato a salutare direttamente nella sua metà campo. Con una differenza, rispetto al solito: Mensik non si rialzava.

In preda a crampi, Mensik - che aveva già chiesto un medical timeout nel terzo set e a cui era stata misurata la pressione nel quarto - ha provato un paio di volte a tirarsi su senza successo. E senza che nessuno, tra spettatori e staff, si accorgesse che c'era un problema. Gambe troppo rigide, energie sotto zero: fisioterapista e medico, dopo essersi resi conto della situazione, sono arrivati in campo, mettendo del ghiaccio sulla testa del ceco, che aveva avuto due match point sul 5-4 e altri quattro nel match tiebreak (a 10 punti) ma che alla fine è riuscito a portarsi a casa la partita. E anche a uscire sulle proprie gambe dal campo.