Una volta – mica tanto tempo fa –ricaricare un’auto elettrica era considerata una specie di penitenza. Si partiva con l’animo del pellegrino, si cercava la colonnina come si cercava un’oasi nel deserto, e si aspettava. Si aspettava tanto. Si aspettava con la stessa rassegnata pazienza con cui si aspetta l’autobus notturno. L’auto elettrica era sinonimo di virtù ecologica e di vizio pratico: ti faceva sentire buono, ma ti faceva anche sentire scemo. Le ricariche superfast sono una realtà Poi è arrivata la tecnologia delle ricariche superveloci, tipo quella presente sulla smart #5, e in un colpo solo ha trasformato la virtù in abitudine. A Roma, durante una normale pausa pranzo, una #5 è passata dal 10% al 100% in meno di trenta minuti. Non in un laboratorio, non in un video promozionale girato al rallentatore. No: in una colonnina HPC qualunque, sotto un sole romano che già sapeva di giugno, mentre il cameriere sparecchiava il tavolo e qualcuno ordinava il secondo caffè. La piattaforma a 800 volt e la curva di ricarica stabilissima hanno fatto il resto: 300 kW inghiottiti senza un singulto, come se la batteria fosse un bicchiere d’acqua fresca bevuto d’un fiato. Zero compromessi, zero tempi morti.
Smart, dal 10% al 100% prima del caffè
Dimostrazione pratica di ricarica superfast con una nuova #5 che ha fatto il pieno in meno di 30 minuti






