Quasi mezzo milione di militari russi uccisi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
A rendere pubblica questa cifra è Anne Keast-Butler, prima donna alla guida del GCHQ, l’autorevole agenzia britannica per la sicurezza e le comunicazioni elettroniche. Keast-Butler non si è limitata a un tragico consuntivo: ha offerto una chiave di lettura impietosa della strategia del Cremlino, secondo cui sul campo Vladimir Putin sta “andando indietro”.
Non è una previsione di collasso imminente del fronte, né l’annuncio di una ritirata lineare delle forze russe. Il punto, ha spiegato Londra, è il corto circuito tra un dispendio spaventoso di vite umane e guadagni tattici minimi sul terreno. Secondo le valutazioni britanniche, solo nel 2025 Mosca avrebbe accumulato circa 420 mila perdite complessive (fino a 200 mila “uccisi”) per conquistare appena lo 0,8% di territorio ucraino in più.
Analisi indipendenti, come quelle del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, fotografano offensive in cui l’avanzata procede a un ritmo di soli 70 metri al giorno.
Significativa anche la scelta dei termini usati dal GCHQ. Se in passato si faceva riferimento a “casualties” – categoria che somma morti, feriti e dispersi e che in alcune stime ha superato il milione – Keast-Butler ha parlato specificamente di militari “uccisi”. Questo aggiornamento colloca la stima britannica tra le più severe in ambito occidentale, indicando che la Russia sta subendo il più alto tasso di perdite per una grande potenza in un singolo conflitto dalla fine della Seconda guerra mondiale.












