Nonostante una cassaforte piena di gioielli e le pesantissime accuse di organizzazione criminale, falsità documentale e traffico di influenze, il premier spagnolo Pedro Sanchez continua esplicitamente a difendere l’ex primo ministro Jorge Luiz Zapatero, suo predecessore e faro del progressismo europeo. Fu lui a introdurre il matrimonio egualitario nel 2005, tra i primi in Europa, a ritirare le truppe spagnole dall’Iraq e a varare la legge sulla memoria storica che riaprì i conti con il franchismo. Ma ora si trova travolto da un vortice multiforme di scandali. Sánchez ribadisce la volontà del suo Partito socialista di “collaborare con la giustizia” e “rispettare la presunzione di innocenza” di Zapatero, così come di “sostegno” nei suo confronti. “Ho letto la risoluzione giudiziaria che lo riguarda”, ha detto Sanchez in conferenza stampa dall’ambasciata spagnola presso la Santa Sede, “e non ci sono motivi per cambiare questa posizione”. “Ho avuto occasione di leggere le carte” e “le notizie riportate dai media” relative all’inchiesta che vede coinvolto l’ex premier, “l’ho detto al Congresso dei deputati e lo riaffermo: tutta la collaborazione con la giustizia, tutto il rispetto per la presunzione di innocenza, e tutto il mio appoggio a Zapatero”, “dopo quello che ho letto e che ho analizzato con persone esperte” di diritto, “non ci sono motivi sufficienti affinché la mia posizione cambi”.