Medio Oriente
Mariano Giustino
Powered by
A man holds a sign depicting, from left, the late Iranian revolutionary founder Ayatollah Ruhollah Khomeini, the late Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, and current Supreme Leader Ayatollah Mojtaba Khamenei during a ceremony honoring the armed forces and those killed in the war with Israel and the U.S. at the Imam Khomeini Grand Mosque in Tehran, Iran, Sunday, May 24, 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)
Gli Stati Uniti tornano a colpire l’Iran e ciò suona anche da avvertimento alla Repubblica islamica che sta abilmente sfruttando la tregua per guadagnare tempo, prendere fiato, riorganizzare il suo apparato militare gravemente danneggiato e mettere sotto stretto controllo ogni angolo delle strade dei centri urbani del paese per prevenire una nuova ondata di proteste grazie alle decine di migliaia di milizie mercenarie sciite straniere fatte affluire nel paese. Dopo la decimazione dei reparti basij per effetto dei bombardamenti israeliani, i guardiani della rivoluzione hanno arruolato uomini donne e bambini tra le forze di sicurezza i quali sono stati addestrati all’uso degli Ak-47. “Gli Stati Uniti non avranno più un rifugio sicuro nella regione”, si legge in una dichiarazione attribuita alla guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei che sembrerebbe aver trovato protezione a Londra dove possiede un enorme patrimonio immobiliare. I recenti attacchi statunitensi contro obiettivi militari nel sud dell’Iran sono avvenuti mentre i negoziatori iraniani si trovavano a Doha dove proseguivano gli sforzi per trasformare il fragile cessate il fuoco in un accordo più ampio.











