Nhrg, , il 91,95% ritiene che il proprio stipendio dovrebbe aumentare nei prossimi 12 mesi

"Il tema degli stipendi in Italia è sempre più attuale nel nostro Paese e sempre di più le aziende vivono la difficoltà garantire ai lavoratori una remunerazione rispondente alle loro aspettative, in relazione ai costi e alla competitività di mercato. Elaborazioni provenienti da varie fonti, JP Salary Outlook 2026, JobPricing 2024-2025, rapporti Ocse/Istat, dicono che il 76% degli italiani guadagna meno di 30.000 euro lordi annui e che l'Italia è al 22° posto su 38 paesi Ocse per salari medi, posizionandosi ultima tra i grandi paesi europei per crescita degli stipendi reali negli ultimi 30 anni. Emerge dalla ricerca 'Gli stipendi in Italia: cosa dicono i lavoratori' che l’Osservatorio di Nhrg ha svolto per capire la situazione salariale in Italia attraverso il punto di vista dei lavoratori. Alla ricerca hanno partecipato i lavoratori dipendenti diretti dell’azienda, i lavoratori somministrati in essere e dimessi e i follower della pagina LinkedIn di Nhrg.

Nhrg ha deciso di rivolgersi direttamente ai propri (attuali e passati) lavoratori e a quelli che potenzialmente potrebbero diventarlo. Partendo dalla un campione eterogeneo per competenze/settori/provenienza geografica, abbiamo chiesto loro l’opinione sul tema e cosa suggeriscono alle aziende in merito. Il fine ultimo è quello di divulgare i risultati di tale indagine in modo che le aziende possano investire sul proprio capitale umano al fine di riuscire a trattenere sempre più i propri lavoratori, rispondendo alle loro esigenze e valorizzandoli come meritano.Sul totale dei lavoratori che hanno risposto, il 67,24% ricade nel range di età dai 26 ai 50 anni e di questi il 38,5% ha una ral inferiore ai 18.000 euro e il 40,8% una ral tra i 18.000 e i 28.000 euro. Sul totale dei lavoratori che hanno risposto, soltanto il 29,89% ha ricevuto un aumento di ral o di livello negli ultimi 2 anni. Sul totale dei lavoratori che hanno risposto, il 41,21% ritiene che il proprio stipendio non sia adeguato né alle mansioni ricoperte, né alla propria esperienza, né al mercato del lavoro in generale.Sul totale dei lavoratori che hanno risposto il 67,24% dichiara di non riuscire a risparmiare regolarmente e il 41% ritiene che lo stress economico influisce molto sul proprio benessere o sul lavoro stesso. Quasi la totalità dei lavoratori, il 91,95% ritiene che il proprio stipendio dovrebbe aumentare nei prossimi 12 mesi e le risposte sono distribuite dal 5% al 20% di aumento della ral, in modo più o meno omogeneo. Particolarmente rilevante che la risposta dominante in entrambe le domande aperte (azioni migliorative per soddisfazione dipendenti e strumenti per garantire equità retributiva) riguardi l’adozione di sistemi oggettivi di valutazione delle performance e competenze, tali da garantire una gestione meritocratica e non ad personam dei dipendenti. L’aumento della retribuzione come azione, si colloca solo al secondo posto.Le risposte alle domande aperte confermano la schiacciante rilevanza che i lavoratori danno a strumenti di valutazione oggettiva di competenze e performance al fine di adottare un sistema di crescita retributiva equo e che garantisca soddisfazione. Azioni di valore aggiunto, quali inserimento benefit (buoni pasto e benzina), welfare e smart working, sono considerati azioni necessarie in alternativa, ove non possibile, all’aumento di paga baseAl fine di garantire trattamenti equi molte risposte vertono sulla mancanza della conoscenza, da parte dell’azienda, della reale professionalità e competenze dei dipendenti, fattore generante poca meritocrazia e trattamenti ad personam che generano scontento. Seppur in minima percentuale, circa il 20% dei lavoratori ritiene di lavorare in un’azienda equa, che garantisce soddisfazione retributiva.