«Rivolgiamo un appello ai politici, ai giornalisti e a tutti i cittadini affinché si smetta di identificare questa realtà soltanto come «Zen». Tornare a chiamarlo San Filippo Neri significa restituirgli dignità e farne un quartiere pilota per la rinascita e la trasformazione di Palermo». Lo hanno detto i due don Giovanni Giannalia e Giuseppe Di Giovanni in occasione della festa liturgica del compatrono del capoluogo siciliano.L’Oratorio vivo, la compagnia dell’Immacolata e San Filippo Neri e l’associazione culturale Identità Giovane hanno promosso un momento di comunione culminato con la messa celebrata nella parrocchia di San Filippo Neri allo Zen, alla presenza dell’assessore comunale alle Attività sociali e socio-sanitarie, Domenica Calabrò. Al termine, don Giuseppe Di Giovanni ha donato a don Giovanni Giannalia un calice per la celebrazione eucaristica, gesto di simbolico gemellaggio dei quartieri Kalsa e Zen.«Ogni anno - ha spiegato don Giuseppe - il comune di Roma offre un calice alla comunità dei Padri oratoriani della Chiesa Nuova. Vogliamo portare anche a Palermo questa tradizione. Quest’anno è la Kalsa a donare il calice. Magari, nei prossimi anni, sarà la stessa amministrazione comunale a raccogliere e custodire questo simbolo di comunione». La festa è proseguita nel teatro parrocchiale, dove i bambini del quartiere si sono esibiti tra canti e balletti sulle note di «Paradiso, Paradiso», mantenendo viva quell'atmosfera di gioia e fraternità tanto cara a San Filippo Neri.
I parroci Giannalia e Di Giovanni: torniamo a chiamare lo Zen con il nome «San Filippo Neri»
«Rivolgiamo un appello ai politici, ai giornalisti e a tutti i cittadini affinché si smetta di identificare questa realtà soltanto come «Zen». Tornare a chiamarlo...










