"In Ortopedia il potassio non ci può stare. Abbiamo fatto delle ricerche, è un farmaco che negli Stati Uniti viene dato per eseguire la pena di morte. A nostro figlio è stata data la pena di morte e questa cosa è inaccettabile". È solo una parte dello sfogo che Crescenza e Nicola Pascullo, i genitori del 17enne Gianvito Pascullo, hanno affidato ai microfoni del programma Rai La Vita in Diretta. Il 17enne è deceduto nella notte tra il 13 e il 14 aprile dopo un intervento alla tibia all’ospedale Ospedale San Paolo.

Per la sua morte la pm Isabella Ginefra, che coordina le indagini della polizia, ha iscritto sette medici (cinque ortopedici e due anestesisti) e un’infermiera con l’accusa di omicidio colposo in ambito medico. Tra le piste vagliate dalla Procura c'è proprio quella che a Pascullo sia stato somministrato un farmaco sbagliato: tra i quesiti formulati dalla pm per l’autopsia, infatti, ce n'è anche uno volto a verificare un possibile avvelenamento da cloruro di potassio, farmaco previsto per la terapia del compagno di stanza in ospedale del 17enne. Si attendono gli esami tossicologici.

I genitori hanno ricostruito la dolorosa vicenda, dall'incidente in moto ai due interventi chirurgici riusciti. Poi le ultime ore di vita di Gianvito: gli ultimi momenti spensierati con la fidanzata, il malore, infine il decesso nella notte nella sua stanza. "Nostro figlio stava benissimo, quando la notte siamo arrivati lo abbiamo già trovato cadavere: nessuno ci diceva nulla, tutti avevano il capo chino. Nessuno potrà ridarci nostro figlio ma vogliamo giustizia. Non conosciamo gli atti, abbiamo appreso dell'ipotesi del cloruro di potassio dai giornali. Un OSS ci ha detto che nostro figlio a un certo punto ha urlato 'Brucia, brucia', poi è deceduto".