di
Nicolò Delvecchio
Crescenza, madre del 17enne deceduto al San Paolo: « Si mettano una mano sulla coscienza». In sette sono indagati
«Siamo dei sopravvissuti, dei naufraghi. A volte affoghiamo, a volte ci rialziamo, cerchiamo di darci forza l’uno con l’altro. Da più di un mese viviamo così». Crescenza Liantonio è la mamma di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto nell’ospedale San Paolo di Bari la notte tra 13 e 14 aprile scorso. Il ragazzo, studente dell’istituto Marconi-Hack di Bari, era finito in ospedale una settimana prima, a causa di un incidente con la moto che gli aveva causato la frattura scomposta della tibia. Per questo era stato operato due volte, la seconda la mattina del 13. Quella sera, dopo le 23, chiese che gli venisse dato un antidolorifico ma, poco dopo la somministrazione, le sue condizioni precipitarono fino all’arresto cardiaco che ne causò la morte. Tra le ipotesi degli inquirenti c’è anche quella che gli sia stato somministrato, per errore, il farmaco destinato a un paziente ricoverato nella stessa stanza. In sette, tra medici e infermieri, sono indagati per omicidio colposo dai magistrati della Procura della Repubblica di Bari.
Signora, che ragazzo era Gianvito?«Era bellissimo, ma soprattutto era un bravo, bravissimo ragazzo. Era sempre pronto ad aiutare gli altri e a dire una parola buona per tutti. Lo sapevo già, ma molte cose le sto scoprendo ora, dalle testimonianze dei suoi amici. Era un atleta che amava la vita, aveva gli occhi spalancati sul mondo e il sorriso sempre stampato sul viso. Per noi, da quel 14 aprile, si è spento il sole».







